La Nuova Sardegna

Olbia

Studenti all’estero: quasi tutti rientrati a casa

di Giuseppe Pulina
Studenti all’estero: quasi tutti rientrati a casa

C’è chi è appena tornato dagli States, chi dal nord della Germania. Qualcuno resta ancora in Austria

2 MINUTI DI LETTURA





TEMPIO. Il rientro non è stato proprio come lo avevano immaginato perché improvviso e, soprattutto, imprevisto. È stato però ben pianificato anche nei minimi dettagli, e questo è quello che un po’ tutti dicono. Gli studenti galluresi che stavano trascorrendo un soggiorno di studio all’estero sono quasi tutti rientrati alla base. Lo hanno fatto con un po’ di dispiacere perché hanno dovuto interrompere un’esperienza che non si riduce alla sola frequenza di una scuola più o meno simile alla loro in un altro Paese. Passare sei mesi o, quando è possibile, un intero anno in una scuola e in una famiglia che si trovano all’altro capo del mondo è davvero una di quelle esperienze di vita che ti possono segnare per sempre.

Lo pensa Alice Pileri, diciassettenne studentessa del Linguistico, ma è anche quello che passa nella testa di Giada Amadori, che con Alice ha condiviso la meta (gli Stati Uniti d’America), e Luciano Biancareddu, loro coetaneo di Aggius. Per Luciano tutto è stato più semplice, perché il suo rientro dal nord della Germania era stato programmato prima della diffusione del virus. In pratica, gli studenti sardi che si sono recati all’estero con i programmi di Afs avrebbero completato l’iter del rientro in Italia. Cosa non facile, come hanno raccontato gli stessi ragazzi. Ciò è dipeso in qualche caso dal Paese ospitante. In Nuova Zelanda, ad esempio, sembrerebbe essere stato meno agevole che altrove. Quel che è certo è che tutti, indistintamente, avrebbero voluto portare a termine il loro soggiorno.

«C’erano ancora tanti programmi, tanti posti da visitare - dichiara Alice - e tante persone da incontrare che mi hanno portato a pensare di non aver completato la mi esperienza». Alice è stata in Ohio, a Kirtland, sobborgo di Cleveland. Qui ha lasciato un pezzo del suo cuore che giura di andare un giorno a riprendere. Va detto che la decisione di rientrare o no in Italia non viene presa dalle autorità del Paese ospitante, ma, come è accaduto per Afs, dai vertici dell’associazione che ha ponderato il livello di sicurezza e le garanzie delle condizioni per il rimpatrio. Se negli States non c’è più nessuno, in Austria c’è, ad esempio, ancora qualche studente gallurese. Chi non è rientrato terminerà quasi sicuramente il percorso di studio all’estero con la prospettiva di conseguire un titolo nella scuola di cui ha frequentato le lezioni e, alla fine dei corsi, sostenuto anche gli esami. Chi è, invece, rientrato sta trascorrendo gli ultimi giorni di una quarantena che ha dovuto condividere con tutti i membri della famiglia. Altra esperienza che mai e poi mai avrebbero immaginato di dover fare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative