La Fipe punta sul take away: «È un’opportunità»
Il settore della ristorazione si organizza per tamponare gli effetti disastrosi della chiusura forzata
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OLBIA. Ancora non si sa quando i ristoranti potranno riaprire le loro porte. Molte attività, per tamponare gli effetti della chiusura forzata, si sono comunque convertite al delivery. Ma la Fipe Confcommercio si sta battendo per consentire ai ristoratori di puntare anche sul take away, cioè sul cibo d’asporto. «Il delivery è già consentito nel rispetto delle normative – spiega Gavina Braccu, presidente dell’area Gallura e membro del direttivo nazionale di Fipe -. Dall’inizio dell’epidemia abbiamo avanzato numerose richieste alla politica, tra cui il servizio di consegna a domicilio, per dare la possibilità a migliaia di imprese di non morire. A seguito del boom di questo servizio, la Fipe ha lanciato Ristoacasa.net, una vetrina che consente di mettere in contatto domanda e offerta individuando gli esercizi presenti nelle vicinanze della propria abitazione. Qui possiamo trovare ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie». Nel frattempo si pensa al futuro. «Si sta lavorando anche alla cosiddetta “fase 2”, legata al processo di riapertura delle attività – continua Gavina Braccu -. E l’obiettivo è consentire fin da ora ai ristoranti la vendita d’asporto in loco, cioè il take away, adottando tutte le misure di cautela previste per gli altri esercizi nel Dpcm del 20 marzo, che già consente l’asporto ai forni, agli alimentari, agli ortofrutta, ai supermercati e ai minimarket. Anche noi pubblici esercizi, avendo strumenti e competenze, possiamo organizzare il take away in sicurezza». In questi giorni la Fipe nazionale sta promuovendo il «Manifesto orizzontale dell’ospitalità e della tavola», con la collaborazione della Fic e dell’università San Raffaele di Roma. L’obiettivo è fornire linee guida, suggerimenti e indicazioni alla ristorazione per il post emergenza.(d.b.)
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