Rispo: «Il Qatar è in prima linea»
di Stefania Puorro
Il manager parla degli aiuti all’isola e all’Italia e annuncia l’apertura del centro di radioterapia al Mater
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OLBIA. Presente e futuro. Il presente è la grande sfida sanitaria contro l’emergenza Coronavirus, per la quale anche il Qatar si è mobilitato. Il futuro è l’ulteriore marcia in più che potrà dare il Mater Olbia per ridurre la mobilità passiva. Lo aveva detto l’emiro Sheikh Tamim Bin Hamad Al Tahni, anche in una conversazione telefonica con il premier Conte, lo ribadisce oggi Lucio Rispo, responsabile per gli investimenti diretti in Italia di Qatar Foundation Endowment (proprietaria del Mater) e amministratore delegato di Sardinia healthcare and research properties (Shrp).
«Lo Stato del Qatar dimostra ancora una volta di essere sempre vicino all’Italia e alla Sardegna in particolare - dice Rispo -. Per quanto riguarda l’emergenza che stiamo vivendo, facciamo la nostra parte. Il primo passo è stato la riconversione del Mater in Centro Covid-19, così come previsto dalla Regione. Una svolta importante e necessaria che fa seguito ai servizi già erogati fino a questo momento con migliaia e migliaia di prestazioni. Oltre ad aver messo a disposizione dell’isola i posti letto per la terapia intensiva e un reparto Covid per coloro che non hanno bisogno della rianimazione, attiveremo presto anche un reparto di malattie infettive confinato: avrà ingressi separati e verranno utilizzate tecnologie all’avanguardia di purificazione dell’aria con filtri assoluti Hepa. Una trasformazione veloce, fatta a seguito di ulteriori investimenti per dare una miglior risposta alle esigenze».
Ma Qatar Foundation, con il suo partner scientifico Gemelli, ha anche attivato un programma di ricerca «del quale fanno parte, appunto, oltre a Mater e Qatar - spiega Rispo - anche la Hmc (la sanità pubblica del Qatar) sotto il coordinamento del professor Stefano Vella, infettivologo del Gemelli, scienziato e ricercatore a livello internazionale. Un gruppo che ha contatti continui con tutti i paesi del mondo e che sta lavorando a un progetto finalizzato alla sperimentazione dei medicinali per la cura del Covid-19 e per la ricerca di base del vaccino». Di più. «Presto al Mater si potranno garantire due diversi tipi di analisi: i tamponi e i test rapidi, quelli capaci di dare risposte in 9 minuti e che sta utilizzando anche lo Spallanzani».
Ma l’impegno del Qatar si è concretizzato anche con gli aiuti sanitari all’Italia. Solo la scorsa settimana, da Doha, sono arrivati due ospedali da campo che possono accogliere 500 pazienti: uno per Schiavonia (Padova) che diventerà “patrimonio fisso” al termine di questa emergenza e uno per la Basilicata.
Nell’ottica di proseguire la collaborazione con gli ospedali sardi, «il Mater ha offerto in uso all’ospedale di Sassari quattro respiratori» e il braccio operativo di Qatar Foundation in Italia «ha stanziato una ingente somma per l’acquisto di materiale sanitario da donare sempre alle strutture sarde». Oltre a questo, «il Qatar conferma tutti gli investimenti e lo abbiamo ribadito sia al Comune che alla Regione, con cui il dialogo è continuo».
Il prossimo step riguarda i nuovi servizi che dovranno aprire al Mater Olbia. «A cominciare dal centro di radioterapia - precisa Rispo - i cui lavori sono già iniziati. Inizialmente contavamo di trattare il primo paziente nel mese di aprile, ma con l’emergenza Coronavirus abbiamo dovuto spostare l’avvio. Appena ci sarà un nuovo confronto e, quindi, il via libera dal Governo, potremo partire. Probabilmente alla fine dell’estate».
«Lo Stato del Qatar dimostra ancora una volta di essere sempre vicino all’Italia e alla Sardegna in particolare - dice Rispo -. Per quanto riguarda l’emergenza che stiamo vivendo, facciamo la nostra parte. Il primo passo è stato la riconversione del Mater in Centro Covid-19, così come previsto dalla Regione. Una svolta importante e necessaria che fa seguito ai servizi già erogati fino a questo momento con migliaia e migliaia di prestazioni. Oltre ad aver messo a disposizione dell’isola i posti letto per la terapia intensiva e un reparto Covid per coloro che non hanno bisogno della rianimazione, attiveremo presto anche un reparto di malattie infettive confinato: avrà ingressi separati e verranno utilizzate tecnologie all’avanguardia di purificazione dell’aria con filtri assoluti Hepa. Una trasformazione veloce, fatta a seguito di ulteriori investimenti per dare una miglior risposta alle esigenze».
Ma Qatar Foundation, con il suo partner scientifico Gemelli, ha anche attivato un programma di ricerca «del quale fanno parte, appunto, oltre a Mater e Qatar - spiega Rispo - anche la Hmc (la sanità pubblica del Qatar) sotto il coordinamento del professor Stefano Vella, infettivologo del Gemelli, scienziato e ricercatore a livello internazionale. Un gruppo che ha contatti continui con tutti i paesi del mondo e che sta lavorando a un progetto finalizzato alla sperimentazione dei medicinali per la cura del Covid-19 e per la ricerca di base del vaccino». Di più. «Presto al Mater si potranno garantire due diversi tipi di analisi: i tamponi e i test rapidi, quelli capaci di dare risposte in 9 minuti e che sta utilizzando anche lo Spallanzani».
Ma l’impegno del Qatar si è concretizzato anche con gli aiuti sanitari all’Italia. Solo la scorsa settimana, da Doha, sono arrivati due ospedali da campo che possono accogliere 500 pazienti: uno per Schiavonia (Padova) che diventerà “patrimonio fisso” al termine di questa emergenza e uno per la Basilicata.
Nell’ottica di proseguire la collaborazione con gli ospedali sardi, «il Mater ha offerto in uso all’ospedale di Sassari quattro respiratori» e il braccio operativo di Qatar Foundation in Italia «ha stanziato una ingente somma per l’acquisto di materiale sanitario da donare sempre alle strutture sarde». Oltre a questo, «il Qatar conferma tutti gli investimenti e lo abbiamo ribadito sia al Comune che alla Regione, con cui il dialogo è continuo».
Il prossimo step riguarda i nuovi servizi che dovranno aprire al Mater Olbia. «A cominciare dal centro di radioterapia - precisa Rispo - i cui lavori sono già iniziati. Inizialmente contavamo di trattare il primo paziente nel mese di aprile, ma con l’emergenza Coronavirus abbiamo dovuto spostare l’avvio. Appena ci sarà un nuovo confronto e, quindi, il via libera dal Governo, potremo partire. Probabilmente alla fine dell’estate».
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