I barbieri scrivono a Solinas «Siamo pronti a ripartire»
di Giuseppe Pulina
La lettera, firmata da un tempiese, è stata sottoscritta da tutti i colleghi sardi «Già organizzati per operare nel rispetto delle regole e per tutelare i clienti»
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TEMPIO. La leggeranno o non avranno tempo per farlo? Quel che è certo è che la lettera è stata spedita e che, ad averla scritta a nome di tutti i suoi colleghi della Sardegna, è stato un barbiere di Tempio, Gianbattista Aisoni, titolare di uno di quegli esercizi commerciali che hanno dovuto abbassare la serranda da quanto è entrato in vigore il decreto anti-covid.
La lettera, indirizzata al governatore Christian Solinas e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stata diffusa tra i barbieri sardi, oggi alle prese con gli effetti della chiusura dei loro esercizi e con al prospettiva di una ripresa che non si annuncia facile. Molti di loro stanno per rassegnarsi ala decisione di chiudere bottega per sempre. Troppi i guadagni persi. Troppe le spese da sostenere. Una delle ultime speranze è la positiva ricezione della lettera indirizzata ai vertici della Regione e dello Stato. «Buongiorno, caro presidente Solinas - recita in prima battuta la lettera dei barbieri sardi -: sono un umile barbiere e le scrivo a nome di tutti i barbieri. Siamo chiusi da due mesi. Rischiamo di perdere il nostro lavoro, fatto di passione, amore e sacrifici». La lettera affronta il tema della incolumità della clientela, condizione preliminare, si sente ripetere, della graduale riapertura di tutte le attività economiche. «Ci siamo sempre preoccupati di salvaguardare la salute di tutti, e ora barbieri e parrucchieri avvertiamo questa preoccupazione più che mai. Siamo pronti, anzi prontissimi, per fare la parte nostra e sconfiggere questo virus. Dico prontissimi perché noi alla salute dei nostri clienti ci teniamo tanto».
Come fare però? Gianbattista Aisoni e i suoi colleghi sembrano avere le idee chiare. «Ci siamo già organizzati si legge nella lettera - ed equipaggiati di tutto l'essenziale per partire e iniziare a lavorare. Abbiamo famiglie, figli e attività da mantenere, per le quali dobbiamo pagare mutuo e affitto. E siamo prontissimi perché ognuno di noi è munito di mascherine, guanti, disinfettanti e sterilizzatori, dispositivi che usiamo da sempre perché fanno parte dello strumentario della nostra professione». La sanificazione dei locali non sarebbe un problema. Mancano però delle istruzioni più precise. Quelle che dovrà sicuramente formulare un nuovo decreto. I barbieri sardi osservano e analizzano i timidi segnali di una riapertura che, di giorno in giorno, sembra comunque più vicina. Si chiedono quali precauzioni dovranno essere prese, se si lavorerà per appuntamento, se serviranno ulteriori misure di prevenzione oltre a quelle già in uso e in che modo conterà la capienza dei locali nei quali esercitano il loro lavoro. Dicono di essere pronti. «Per questo, caro Presidente, le chiediamo di agire e darci una risposta».
La lettera, indirizzata al governatore Christian Solinas e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stata diffusa tra i barbieri sardi, oggi alle prese con gli effetti della chiusura dei loro esercizi e con al prospettiva di una ripresa che non si annuncia facile. Molti di loro stanno per rassegnarsi ala decisione di chiudere bottega per sempre. Troppi i guadagni persi. Troppe le spese da sostenere. Una delle ultime speranze è la positiva ricezione della lettera indirizzata ai vertici della Regione e dello Stato. «Buongiorno, caro presidente Solinas - recita in prima battuta la lettera dei barbieri sardi -: sono un umile barbiere e le scrivo a nome di tutti i barbieri. Siamo chiusi da due mesi. Rischiamo di perdere il nostro lavoro, fatto di passione, amore e sacrifici». La lettera affronta il tema della incolumità della clientela, condizione preliminare, si sente ripetere, della graduale riapertura di tutte le attività economiche. «Ci siamo sempre preoccupati di salvaguardare la salute di tutti, e ora barbieri e parrucchieri avvertiamo questa preoccupazione più che mai. Siamo pronti, anzi prontissimi, per fare la parte nostra e sconfiggere questo virus. Dico prontissimi perché noi alla salute dei nostri clienti ci teniamo tanto».
Come fare però? Gianbattista Aisoni e i suoi colleghi sembrano avere le idee chiare. «Ci siamo già organizzati si legge nella lettera - ed equipaggiati di tutto l'essenziale per partire e iniziare a lavorare. Abbiamo famiglie, figli e attività da mantenere, per le quali dobbiamo pagare mutuo e affitto. E siamo prontissimi perché ognuno di noi è munito di mascherine, guanti, disinfettanti e sterilizzatori, dispositivi che usiamo da sempre perché fanno parte dello strumentario della nostra professione». La sanificazione dei locali non sarebbe un problema. Mancano però delle istruzioni più precise. Quelle che dovrà sicuramente formulare un nuovo decreto. I barbieri sardi osservano e analizzano i timidi segnali di una riapertura che, di giorno in giorno, sembra comunque più vicina. Si chiedono quali precauzioni dovranno essere prese, se si lavorerà per appuntamento, se serviranno ulteriori misure di prevenzione oltre a quelle già in uso e in che modo conterà la capienza dei locali nei quali esercitano il loro lavoro. Dicono di essere pronti. «Per questo, caro Presidente, le chiediamo di agire e darci una risposta».
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