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Olbia

Notti da incubo tra i canali a rischio

Notti da incubo tra i canali a rischio

Da Isticadeddu a Baratta, due giornate di allerta nei quartieri dell’alluvione

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OLBIA. Il cielo scuro domina le strade. I canali si gonfiano e il mare si colora di fango. È il solito copione di una città che continua a vivere con i nervi costantemente scoperti. La pioggia di questi giorni, dopo settimane di sole e profumi primaverili, ha fatto ripiombare Olbia nel peggiore dei suoi incubi. Il fantasma dell’alluvione è sempre lì, dietro l’angolo, pronto a togliere il sonno e a incollare gli olbiesi alle finestre. La situazione, a parte le strade e le cantine allagate e una lunga serie di disagi tra centro e periferia, è comunque rimasta sotto controllo. Ma la pioggia caduta fin da lunedì, se mai ce ne fosse ancora bisogno, è tornata a ricordare quanto Olbia sia una città pericolosamente vulnerabile. Perché, a sei anni e mezzo dall’alluvione del 18 novembre 2013, Olbia non ha ancora un piano per la mitigazione del rischio idrogeologico. Ed è per questo che, anche ieri, come troppe volte è accaduto negli ultimi tempi, la gente ha avuto paura. A Isticadeddu, una delle zone più devastate dal ciclone Cleopatra, il rio Seligheddu si è gonfiato e ha superato il livello medio degli argini. Il vecchio ponte-tappo di via Vittorio Veneto era stato abbattuto durante la seconda alluvione, quella del 2015, e al suo posto ne è stato costruito un altro con una sola campata. Così ieri l’acqua è defluita senza intoppi. Ma è nel rione Baratta, altra zona rossa, che l’acqua del Seligheddu è salita quasi fino al livello del terreno, alle spalle della scuola Amsicora. Quasi inutile dire che il vicino sottopasso ferroviario di via Amba Alagi, come accade sempre, è stato chiuso perché allagato dal rio Gaddhuresu. Strade chiuse anche in periferia, nella zona tra Isticadeddu e Putzolu. Qui, tra case, campi e giardini, scorrono rigagnoli e piccoli canali: la pioggia battente li ha ingigantiti e in alcuni punti l’acqua e il fango hanno addirittura scavalcato gli argini, inondando le strade e isolando alcune abitazioni. Disagi e allagamenti pure a Cabu Abbas e nella piana di Pittulongu, dove sono diversi i cittadini che negli anni hanno dovuto fare i conti con la potenza dei fiumi in piena. E questo prima ancora che il ciclone Cleopatra, nel novembre 2013, devastasse mezza città uccidendo nove persone, tra cui due bambini. (d.b.)

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