la lettera
Il piano anti alluvione? Semplice e poco costoso
A Olbia è bastata qualche giorno di pioggia per riattirare l’attenzione dei cittadini sul problema della mitigazione del rischio idrogeologico. Dispiace che ci sia ancora qualcuno, in ambito comunale,...
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A Olbia è bastata qualche giorno di pioggia per riattirare l’attenzione dei cittadini sul problema della mitigazione del rischio idrogeologico. Dispiace che ci sia ancora qualcuno, in ambito comunale, che solleva argomenti che si riteneva metabolizzati. C’è, infatti, chi chiede di spendere, subito, una ventina di milioni per realizzare le cosidette opere incongrue, affermando nel contempo cose che se fossero vere dovrebbero far drizzare i capelli (sarebbero già stati spesi 33 milioni per la progettazione del Piano Mancini. C’è chi ripropone, da subito, l’allargamento dei canali cittadini, la demolizione e ricostruzione di ponti stradali e ferroviari, c’è chi sollecita la chiusura del sottopassaggio di via Amba Alagi, chi vorrebbe installare idrovore vicino all’Ipia in Zona Baratta, chi vorrebbe installarne altre allo stadio Nespoli; chi insiste di passare subito alla realizzazione di 45 ettari di vasche di laminazione, c’è chi appalta lavori per regolamentare le acque bianche nei vari quartieri. C’è chi vorrebbe… Anche in assenza, mi risulta, di “Piano” definitivamente approvato. Perché non condividere, piuttosto, la soluzione che prevede lo scolmatore esterno, che consentirebbe di lasciare immutate le opere d’arte già esistenti con evidenti vantaggi anche dal punto di vista economico, ma non solo?
Ecco perché, a mio parere, sbaglia chi appena ieri ha chiesto di non tardare oltre e procedere, dimenticando che sono le leggi, oltre che il comune buonsenso, a imporre prima i piani d’insieme, poi i progetti. C’è chi invece, il Comitato Salva Olbia, sostiene l’esigenza di accelerare, seguendo criteri che vadano oltre gli interessi partitici, alfine di realizzare opere sensate e, per quanto complesse, di facile attuazione, smentendo nel contempo chi sostiene che il rio Padrongianus non reggerebbe i 400-500 mc/sec d’acqua in più apportati dallo scolmatore esterno. Quegli apporti costituiscono, a conti fatti circa il 10% della portata massima di quel rio che possono essere tranquillamente sostenuti a seguito delle opere di sistemazione e dragaggio del rio Padrongianus già previste, peraltro, dallo studio delle “fasce fluviali”. Sbaglia, a mio avviso, chi sostiene che la soluzione del problema passa attraverso la realizzazione delle vasche di laminazione e l’allargamento dei canali, che applicata in una realtà come quella di Olbia, ritengo inadatta e dannosa.È troppo auspicare ragionamenti e valutazioni al di fuori delle “contese politiche”? Ciò servirebbe a liberarci definitivamente del pesante fardello di paura che si affaccia ad ogni fenomeno piovasco.
A questo punto forse è anche il caso di valutare con la dovuta attenzione la proposta sostenuta dal Comitato Salva Olbia che si indirizza verso soluzioni risolutive, semplici e poco costose, senza stravolgimenti del territorio e del tessuto urbano ed è proprio ciò che la città ha bisogno.
Gianni Fodde
Ecco perché, a mio parere, sbaglia chi appena ieri ha chiesto di non tardare oltre e procedere, dimenticando che sono le leggi, oltre che il comune buonsenso, a imporre prima i piani d’insieme, poi i progetti. C’è chi invece, il Comitato Salva Olbia, sostiene l’esigenza di accelerare, seguendo criteri che vadano oltre gli interessi partitici, alfine di realizzare opere sensate e, per quanto complesse, di facile attuazione, smentendo nel contempo chi sostiene che il rio Padrongianus non reggerebbe i 400-500 mc/sec d’acqua in più apportati dallo scolmatore esterno. Quegli apporti costituiscono, a conti fatti circa il 10% della portata massima di quel rio che possono essere tranquillamente sostenuti a seguito delle opere di sistemazione e dragaggio del rio Padrongianus già previste, peraltro, dallo studio delle “fasce fluviali”. Sbaglia, a mio avviso, chi sostiene che la soluzione del problema passa attraverso la realizzazione delle vasche di laminazione e l’allargamento dei canali, che applicata in una realtà come quella di Olbia, ritengo inadatta e dannosa.È troppo auspicare ragionamenti e valutazioni al di fuori delle “contese politiche”? Ciò servirebbe a liberarci definitivamente del pesante fardello di paura che si affaccia ad ogni fenomeno piovasco.
A questo punto forse è anche il caso di valutare con la dovuta attenzione la proposta sostenuta dal Comitato Salva Olbia che si indirizza verso soluzioni risolutive, semplici e poco costose, senza stravolgimenti del territorio e del tessuto urbano ed è proprio ciò che la città ha bisogno.
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