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Olbia

Marina Acquarius privato l’Eni impugna la vendita

di Walkiria Baldinelli
Marina Acquarius privato l’Eni impugna la vendita

Santa Teresa, l’edificio era stato aggiudicato dopo quattro aste andate deserte La società sostiene che sia stato occupato lo spazio del loro deposito carburante

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SANTA TERESA. Finisce a carte bollate la vendita per oltre 500mila euro dell’ex Marina Acquarius. Eni Spa impugna i provvedimenti della cessione dell’immobile dal Comune alla società Piange sro, perché, a suo dire, con la vendita, si sarebbe ridotta l'area con un deposito carburante. Rivendica il diritto di usufruire dello spazio originario, che gestisce con un contratto di locazione con il Comune. Andato a buon fine il quinto tentativo (in cinque anni) del Comune di cedere ai privati la struttura che si affaccia sullo scalo turistico e commerciale Longonsardo, la questione si sposta ora sul piano giudiziario. Nell’area in località Terravecchia, l’Eni Spa ha un impianto di rifornimento carburante per imbarcazioni, a pochi passi dall’immobile di circa 600 metri quadri e dai duemila metri quadri di terreno annessi, acquistati dalla società Piange sro, tramite una procedura negoziata. Con un ricorso al Tar, l’Eni chiede l’annullamento del provvedimento di aggiudicazione definitiva dell’ex Marina acquarius,del verbale di aggiudicazione e dell’avviso esplorativo. Delle deliberazioni di Consiglio del 2018 relative all’approvazione del Piano triennale delle opere pubbliche e di quello delle alienazioni per il triennio 2018-2020. E della deliberazione del 25 ottobre 2018 con la quale era stata approvata la vendita mediante trattativa privata. Il Comune resiste nel giudizio promosso dalla Eni Spa che ha come controinteressata la società aggiudicataria Piange sro. A difesa delle ragioni di legittimità degli atti impugnati, ha affidato al legale Mauro Mele le azioni a tutela dell’ente locale per l’impianto di rifornimento.

Il primo tentativo di disfarsi del bene inserito nel Piano delle alienazioni comunali risale al 2013. Valutato in un milione 260mila euro, il primo esperimento di vendita fallisce. Naufragano nei cinque anni seguenti altri tre tentativi. Nessuno partecipa alle gare, nonostante la struttura sia posizionata in un’area appetibile e strategica del fiordo teresino. Le condizioni dell’immobile commerciale non sono ottimali. Un tempo, invece, era un luogo di ritrovo anche di vip di passaggio durante le stagioni estive. La struttura ha bisogno di un importante intervento di restauro, dall’ex sala per la ristorazione all’angolo bar, oltre alcuni depositi. Trovare acquirenti, dopo cinque tentativi in cinque anni sembrava ormai una missione impossibile. Il Comune intenzionato a non svendere uno dei gioielli di famiglia aveva abbassato cinque volte l’asticella del prezzo, ma senza scendere mai sotto il valore d’acquisto: 815 milioni delle vecchie lire, circa 421mila euro. L’immobile era stato acquistato all’asta nel 2001 dall’ente locale.

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