Lacrime, petali e applausi al passaggio del patrono
di Serena Lullia
Corteo solitario della statua di San Simplicio sul furgone e messa a porte chiuse Il vescovo Sanguinetti: questo territorio saprà ripartire, spero con più saggezza
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OLBIA. Il santo patrono San Simplicio vestito di fiori bianchi e rossi attraversa le vie della città in solitaria. A bordo di un furgone scoperto da cui benedice le persone che lo aspettano sulla strada lanciando petali di rosa, alla finestra, sui balconi. Il suono delle sirene della polizia locale rende ancora più surreale la processione del martire a cui Olbia e l’intera diocesi sono devote. Il vescovo Sebastiano Sanguinetti precede su un altro mezzo scoperto il simulacro del santo. Il sorriso è coperto dalla mascherina, ma riesce comunque a trasmettere la gioia che un ministro di Dio prova nel portare tra la gente la speranza che San Simplicio infonde da sempre alla gente di Gallura. E la speranza è una delle parole che il vescovo pronuncia più volte durante la sua omelia, inedita anche questa. In una basilica semivuota, con pochi rappresentanti delle autorità, i rappresentanti del Comitato di San Simplicio, tutti a distanza e con la mascherina sul viso. «È surreale non sentire i suoni, non vedere i colori e persino i rumori della festa – dice il vescovo –. Non sentire l’abbraccio festoso di una intera città che si ritrova qui, in questa antica basilica, nel suo ampio sagrato, nelle piazze e nelle strade per esprimere la gioia dello stare insieme, del ritrovarsi, del riscoprire il senso di comunità». Il vescovo cita papa Francesco. «La speranza cristiana è essere in cammino verso qualcosa che è, non verso qualcosa che io voglia che sia – prosegue –. La speranza è mettersi in cammino verso la porta, ma la porta è già lì. Bisogna essere capaci di attraversarla. E anche di attendere. Sperare significa infatti imparare a vivere nell’attesa, trovare la vita. Una parola di speranza attiva la rivolgo volentieri a tutti i figlie e le figlie di questa città e del territorio di Gallura e Anglona, al mondo del lavoro e imprenditoriale, così provato dall’attuale drammatica contingenza. Alla fascia più debole e fragile dei nostri concittadini per ragioni economiche e sociali. Agli amministratori della cosa pubblica investiti di un compito senza precedenti nel dover gestire una duplice crisi. Sanitaria e socio-economica». Sanguinetti ricorda poi «l’intraprendenza di questo territorio che lo ha portato a essere un’eccellenza nell’ambito regionale e non solo. Sono sicuro che la stessa capacità di iniziativa del recente passato sarà messa a frutto per ripartire, magari con maggiore saggezza e lungimiranza, con uno sguardo più globale al modello di sviluppo. Uno sviluppo non più guidato dal prevalere del profitto sulla persona umana. Serve una salutare pausa di riflessione e una più ponderata presa di coscienza, una rivisitazione dei criteri ispiratori di sviluppo non fine a se stesso, ma amico dell’uomo e del creato».
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