Coronavirus, Olbia: 7 clienti a pranzo per il nuovo inizio del chiosco sul mare
di Paolo Ardovino
Sulla spiaggia dello Squalo ha riaperto i battenti “Sa Joga”. «Come per la differenziata ci abitueremo alle nuove regole»
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OLBIA. Il colpo d’occhio c’è, è quello di sempre. Il mare con le sue diverse colorazioni, ora un po’ più azzurro ora un po’ più blu, Tavolara sullo sfondo. Ironia della sorte, appena è stato dato il via alla fase due fuori casa nel cielo sono comparsi nuvoloni e precipitazioni. Ieri no, ieri sole e caldo e aria d’estate. Per questo motivo il chiosco bianco di “Sa Joga” ha deciso di riaprire i battenti, al centro dello stabilimento omonimo sulla spiaggia dello Squalo. Vicino al mare qualcuno non se l’è fatto dire due volte e ha aperto l’asciugamano, altri hanno tentato il primo agognato bagno dell’anno, ritardato di qualche settimana rispetto al solito.
«Sì, ripartiamo, in attesa di vedere come si svilupperà la stagione, però quantomeno capiamo bene quali sono le regole da mettere in atto» spiega Luca Bagnoli, gestore del chiosco. Non si può fare servizio al bancone, «anche se la distanza in realtà sarebbe più che rispettata» e misura un metro e 30 da barista a cliente. Ma le disposizioni vanno comunque seguite. E allora dispenser di gel vicino alla porta del bagno, sanificanti certificati per le pulizie ai tavoli ogni volta che un cliente si alza e va via, sanificazione completa la sera poco dopo la chiusura. «Solitamente – commenta Bagnoli – apriamo per Pasqua, abbiamo perso diverse settimane. Speravamo prima o poi di poter aprire ma dovevamo attendere le direttive del governo». La struttura in legno, come da norma, è stata smontata alla fine della scorsa stagione estiva e rimontata un mese fa. Gli spazi vengono gestiti diversamente, nei tavoli da quattro sono state tolte due sedie, e il servizio del lato bar è stato riservato ai posti sul prato fuori dal chiosco, per dividerli dalla zona ristorazione, «così da non creare affollamenti tra i tavolini». Niente menù di carta, solo lavagnette appese. «Per essere il primo giorno, a pranzo abbiamo fatto sette coperti – dice Luca Bagnoli –, sono contento. La gente ha voglia di tornare a sentire alcune sensazioni, come mangiarsi un primo piatto vicino alla spiaggia e all’aria aperta». Serve maggiore attenzione anche su particolari che prima passavano in secondo piano. Saliere, contenitori dell’olio, zucchero, tutto dev’essere monouso: «Penso che sarà questione d’abitudine. Mi ricorda il periodo in cui tutti abbiamo dovuto imparare a fare in maniera corretta la differenziata. È una situazione nuova, ma con le dovute disposizioni possiamo svolgere la nostra attività di sempre». Il proprietario dell’intero stabilimento è Nicola Campus, che interviene: «Abbiamo ampliato un po’ la zona del prato in modo da permettere un maggior distanziamento tra gli ombrelloni, in questi giorni ci occuperemo proprio di questo, di misurare tutte le distanze e sistemare tutti i lettini». I primi vogliosi di mare ci sono, e ora anche il gusto di un caffè a due passi dalla spiaggia è un’ennesima libertà ritrovata.
«Sì, ripartiamo, in attesa di vedere come si svilupperà la stagione, però quantomeno capiamo bene quali sono le regole da mettere in atto» spiega Luca Bagnoli, gestore del chiosco. Non si può fare servizio al bancone, «anche se la distanza in realtà sarebbe più che rispettata» e misura un metro e 30 da barista a cliente. Ma le disposizioni vanno comunque seguite. E allora dispenser di gel vicino alla porta del bagno, sanificanti certificati per le pulizie ai tavoli ogni volta che un cliente si alza e va via, sanificazione completa la sera poco dopo la chiusura. «Solitamente – commenta Bagnoli – apriamo per Pasqua, abbiamo perso diverse settimane. Speravamo prima o poi di poter aprire ma dovevamo attendere le direttive del governo». La struttura in legno, come da norma, è stata smontata alla fine della scorsa stagione estiva e rimontata un mese fa. Gli spazi vengono gestiti diversamente, nei tavoli da quattro sono state tolte due sedie, e il servizio del lato bar è stato riservato ai posti sul prato fuori dal chiosco, per dividerli dalla zona ristorazione, «così da non creare affollamenti tra i tavolini». Niente menù di carta, solo lavagnette appese. «Per essere il primo giorno, a pranzo abbiamo fatto sette coperti – dice Luca Bagnoli –, sono contento. La gente ha voglia di tornare a sentire alcune sensazioni, come mangiarsi un primo piatto vicino alla spiaggia e all’aria aperta». Serve maggiore attenzione anche su particolari che prima passavano in secondo piano. Saliere, contenitori dell’olio, zucchero, tutto dev’essere monouso: «Penso che sarà questione d’abitudine. Mi ricorda il periodo in cui tutti abbiamo dovuto imparare a fare in maniera corretta la differenziata. È una situazione nuova, ma con le dovute disposizioni possiamo svolgere la nostra attività di sempre». Il proprietario dell’intero stabilimento è Nicola Campus, che interviene: «Abbiamo ampliato un po’ la zona del prato in modo da permettere un maggior distanziamento tra gli ombrelloni, in questi giorni ci occuperemo proprio di questo, di misurare tutte le distanze e sistemare tutti i lettini». I primi vogliosi di mare ci sono, e ora anche il gusto di un caffè a due passi dalla spiaggia è un’ennesima libertà ritrovata.
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