In casa un market di droga e armi
di Angelo Mavuli
In cella un 28enne. Sequestrati un chilo di marijuana, ketanfetamina, 55mila euro e una bomba carta
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TEMPIO. I carabinieri della compagnia di Tempio, al termine di una lunga e complessa operazione antidroga, coordinata e diretta dal capitano Ilaria Campeggio e che forse potrebbe avere nei prossimi giorni ulteriori sviluppi con qualche ulteriore fermo, hanno arrestato ieri mattina, Tomaso Giacu, 28 anni di Tempio.
I militari nel corso di uno dei tanti servizi, appositamente intensificati dopo il lockdown per l’emergenza sanitaria, finalizzati a stroncare lo spaccio di droga che in alta Gallura sembra avere la sua sede di riferimento proprio in città, nel corso di una perquisizione nell’abitazione del ventottenne hanno trovato e sequestrato un’ingente somma di denaro in contanti per complessivi 55mila auro, una pistola con matricola abrasa, cinquanta cartucce di vario calibro, un ordigno esplosivo rudimentale simile a una bomba-carta e una grande quantità di sostanze stupefacenti (un chilo in tutto) di varie tipologie. Nello specifico i militari hanno recuperato: mezzo chilo circa di marijuana, quattrocento grammi di hashish, cento grammi di ketanfetamina, definita comunemente come “droga dello stupro”, bilancini e materiale per il confezionamento delle dosi. In mano ai militari è finito anche un registro, (considerato preziosissimo dagli inquirenti), in cui è annotato il resoconto dell’attività di spaccio con nomi dei clienti e le corrispondenti somme di denaro che ciascuno degli compratori spendeva di volta in volta. Una sorta di libro mastro che riporta minuziosamente il resoconto non solo economico della proficua attività. Notevolissima, infine, anche la somma in denaro trovata dai militari. Circa 55 mila euro in banconote di varia pezzatura, per contare le quali Tomaso Giacu si avvaleva anche di una macchina conta soldi, posta anche questa sotto sequestro dai militari.
I carabinieri però avrebbero scoperto anche una vera miniera di dati e informazioni, tutti recuperati nel telefonino di Giacu. Il giovane, infatti aveva creato una serie di gruppi whatsapp i cui componenti segnalavano di volta in volta la posizione delle forze dell’ordine, per avere la possibilità di sfuggire ai blocchi e ai controlli dei militari. Tomaso Giacu (subito trasferito nel carcere di Bacali) è difeso dall’avvocato Mario Perticarà che, contattato telefonicamente, ha dichiarato di essere in attesa della convalida dell’arresto da parte del magistrato e della fissazione del giudizio per direttissima.
I militari nel corso di uno dei tanti servizi, appositamente intensificati dopo il lockdown per l’emergenza sanitaria, finalizzati a stroncare lo spaccio di droga che in alta Gallura sembra avere la sua sede di riferimento proprio in città, nel corso di una perquisizione nell’abitazione del ventottenne hanno trovato e sequestrato un’ingente somma di denaro in contanti per complessivi 55mila auro, una pistola con matricola abrasa, cinquanta cartucce di vario calibro, un ordigno esplosivo rudimentale simile a una bomba-carta e una grande quantità di sostanze stupefacenti (un chilo in tutto) di varie tipologie. Nello specifico i militari hanno recuperato: mezzo chilo circa di marijuana, quattrocento grammi di hashish, cento grammi di ketanfetamina, definita comunemente come “droga dello stupro”, bilancini e materiale per il confezionamento delle dosi. In mano ai militari è finito anche un registro, (considerato preziosissimo dagli inquirenti), in cui è annotato il resoconto dell’attività di spaccio con nomi dei clienti e le corrispondenti somme di denaro che ciascuno degli compratori spendeva di volta in volta. Una sorta di libro mastro che riporta minuziosamente il resoconto non solo economico della proficua attività. Notevolissima, infine, anche la somma in denaro trovata dai militari. Circa 55 mila euro in banconote di varia pezzatura, per contare le quali Tomaso Giacu si avvaleva anche di una macchina conta soldi, posta anche questa sotto sequestro dai militari.
I carabinieri però avrebbero scoperto anche una vera miniera di dati e informazioni, tutti recuperati nel telefonino di Giacu. Il giovane, infatti aveva creato una serie di gruppi whatsapp i cui componenti segnalavano di volta in volta la posizione delle forze dell’ordine, per avere la possibilità di sfuggire ai blocchi e ai controlli dei militari. Tomaso Giacu (subito trasferito nel carcere di Bacali) è difeso dall’avvocato Mario Perticarà che, contattato telefonicamente, ha dichiarato di essere in attesa della convalida dell’arresto da parte del magistrato e della fissazione del giudizio per direttissima.
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