Canile lager: veterinario sospeso
di Tiziana Simula
La Finanza scopre una truffa milionaria ai danni di 30 Comuni. Sequestrati beni per oltre un milione
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OLBIA. Cani maltrattati e malnutriti, alimentati e curati con cibo e farmaci scaduti, tenuti in condizioni igienico sanitarie critiche, lasciati morire e, in alcuni casi, uccisi con farmaci che inducevano l’eutanasia, senza nessun accordo con i Comuni da cui provenivano per poter continuare a percepire i soldi delle convenzioni stipulate. Decessi, per questo motivo, mai registrati, o comunicati in ritardo ai Comuni, e carcasse degli animali smaltite in modo non conforme: una ritrovata perfino in una cella frigo. Sono le pesantissime accuse mosse dalla Procura nei confronti del direttore sanitario del canile Europa, il veterinario Quinto Puddu, e della presidente dell’associazione di volontariato che gestisce la struttura comunale, Pina Murru, moglie del veterinario. Truffa ai danni di 30 comuni sardi (e due Unioni di comuni), maltrattamento e uccisione di cani, indebita percezione di contributi pubblici e reati fiscali, sono le ipotesi di reato dell’indagine diretta dal procuratore Gregorio Capasso e dal sostituto Nadia La Femina, e condotta dal Gruppo della guardia di finanza di Olbia, al comando del capitano Carlo Lazzari, con la collaborazione delle Guardie zoofile dell’Ente nazionale protezione animali, coordinate dal responsabile provinciale Giovanni Azara. Una lunga attività investigativa che ha fatto scattare nell’aprile 2019 il sequestro del canile, in località Pedres – i finanzieri avevano trovato oltre 500 cani, il doppio di quelli previsti –, e ieri i nuovi provvedimenti disposti dal gip Caterina Interlandi, che ha condiviso l’impianto accusatorio della Procura: Puddu non potrà esercitare per un anno la professione di veterinario, né trattare con la pubblica amministrazione. Sequestrati, inoltre, beni per un milione e 200mila euro, cifra pari al profitto della truffa aggravata ai danni degli enti pubblici, con i quali venivano stipulate le convenzioni per accogliere i randagi. L’inchiesta, come ha spiegato il procuratore in conferenza stampa, a cui era presente anche il comandante provinciale della Guardia di finanza di Sassari Giuseppe Cavallaro, è partita nel 2018 in seguito all’esposto di un cittadino che segnalava le condizioni critiche di un meticcio, Whisky, preso in adozione dal canile. Sopralluoghi coi veterinari dell’Università di Sassari, filmati, consulenze, perquisizioni e l’analisi dei documenti contabili dell’associazione che gestiva la struttura, avrebbero fatto emergere i maltrattamenti e il sistema per truffare i Comuni ed evadere importi rilevanti di Iva: si presentava con la veste giuridica fittizia di associazione di volontariato per partecipare ai bandi dei comuni con cui stipulava le convenzioni, percependo indebitamente i contributi pubblici e usufruendo di un regime fiscale agevolato, ma per gli inquirenti è a tutti gli effetti una società commerciale. Che, secondo quanto riferito dagli inquirenti, lucrava sul maltrattamento degli animali, ostacolava l’adozione dei cani ospitati e non comunicava i decessi per continuare a percepire i soldi pubblici, «dirottati per soddisfare le esigenze private degli indagati». Dopo l’intervento della Finanza, i cani sono stati affidati, in parte, ad altre strutture per essere curati, in parte, si trovano ancora nel canile. Puddu e la moglie sono difesi dagli avvocati Nicola Di Benedetto e Angelo Merlini. «Non ho ancora avuto modo di esaminare la complessa documentazione – dice Di Benedetto –. Rilevo però che quel professionista che viene dipinto come un mostro che maltratta gli animali, ha sostenuto fino ad oggi tutte le spese per i cani ospitati nella struttura messa sotto sequestro e custodita dall’Asl». Lunedì si terranno gli interrogatori. Il veterinario ha subito già diversi processi per maltrattamenti, ed è sempre stato assolto.
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