La Nuova Sardegna

Olbia

I medici e gli infermieri: minato il diritto alla salute

di Andrea Nieddu
I medici e gli infermieri: minato il diritto alla salute

La Maddalena, assemblea nel piazzale dell’ospedale promossa dalla Fp Cgil «Paolo Merlo cannibalizzato dalla politica che guarda ai numeri e non alla gente»

2 MINUTI DI LETTURA





LA MADDALENA. I medici, gli infermieri, tutti quelli che ci lavorano. Tutti nel piazzale dell’ospedale per rispondere alla chiamata della Funzione pubblica della Cgil, un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato molti abitanti dell’isola tornati a manifestare dopo il flash mob di qualche settimana fa promosso dall’associazione in difesa del Paolo Merlo. L’assemblea è stata molto partecipata e sentita, in particolare dai diretti interessati. Come gli infermieri Elena Moro e Pier Paolo Cicconi, o il medico responsabile del reparto di medicina Walter Masoch, il collega dell’oncologia Salvatore Cossu, la dottoressa Delia Fornasier del pronto soccorso. Tutti sulla stessa lunghezza d’onda a denunciare che dal 2015 l’ospedale della Maddalena viene cannibalizzato dalla politica che guarda più ai numeri che al bene di tutti.

Salvatore Cossu ricorda che il suo reparto è chiuso da tempo: i malati devono spostarsi a Olbia per la chemioterapia con la scusa che nell’isola non c’è sicurezza, mentre prima potevano farla al Paolo Merlo.

La mancanza di risposte sul ruolo attuale e futuro dell’ospedale ha conseguenze che non possono essere più tollerate. Lo grida Elena Moro, infermiera: «Vogliamo più sicurezza, siamo stati abbandonati come lavoratori. E quando abbiamo a che fare con i pazienti non ci sono gli operatori socio-sanitari, i medici, il personale di supporto, la Tac che dovrebbe essere sostituita».

«Con le chiusure dei reparti si stanno minando le basi del diritto a tutela della salute – afferma Delia Fornasier, che presta la sua opera da 12 anni e ora è stabile nel reparto del pronto soccorso –. Come medico non sono in grado di dare sicurezza al paziente perché mancano quelle figure specialistiche di riferimento. Siamo dei professionisti senza braccia e senza gambe, e meno male che ci restano ancora la testa e il cuore per quelli che hanno bisogno del pronto soccorso».

«Medicina stava per essere chiusa – spiega il responsabile Walter Masoch, che da dicembre andrà in pensione e pertanto nel reparto rimarrà solo un medico –. Ci vogliono cinque medici e un direttore. La situazione è drammatica e con un solo medico lo sarà di più. Bisogna far capire che è necessario far arrivare del personale che possa intervenire e sopperire a queste carenze». Duro l’infermiere Pier Paolo Cicconi. «L’isola – ha detto rivolto ai politici – non può essere decimata dalla perdita delle persone per mancanza di strutture che possano salvarle. L’Ats, con l’avallo della Regione, non può danneggiare la vita delle persone». «Tutti – ha concluso il sindaco Luca Montella – dobbiamo muoverci uniti per un unico obiettivo: salvare l’ospedale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative