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«I siti archeologici sono ancora chiusi»

«I siti archeologici sono ancora chiusi»

Arzachena, la minoranza sollecita la riapertura e l’assunzione del personale

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ARZACHENA . Apertura parziale dei siti archeologici. La minoranza sollecita l’amministrazione comunale a fornire un servizio adeguato a turisti e visitatori appassionati di luoghi storico-culturali. «I siti archeologici – dice il consigliere di minoranza Alessandro Malu –, non solo hanno riaperto con un mese di ritardo rispetto alla data indicata dal governo, ma sono fruibili poche ore al giorno e senza il servizio delle guide. La maggior parte dei lavoratori sta ancora aspettando di essere chiamata dalla municipalizzata Geseco che gestisce le aree».

Il gruppo Nuova Arzachena evidenzia che in questa fase dell’emergenza sanitaria da una parte l’amministrazione sollecita i privati ad aprire le attività, con il conseguente rischio di impresa legato anche al periodo Covid 19. «Ma dall’altra – incalza Malu –, non dà il buon esempio con la società in house. Ci aspettiamo che traduca questo principio di coerenza con l’assunzione del personale preposto. Il parco archeologico ha sempre coperto le spese di altri servizi in perdita, in questo momento storico non ci sembra giusto che a pagare siano proprio i lavoratori».

Malu insiste: «La situazione è ancora più grave se si considera il fatto che eventuali perdite del servizio parcheggi saranno ripianate dall’ente. Insomma, parcheggi sì, archeologia no. L’amministrazione non solo mostra disinteresse verso la cultura, ma si dimostra incapace nella gestione degli altri servizi che dovrebbero essere già aperti». Il gruppo di opposizione cita Capriccioli. «Qui – spiega Malu –, ad esempio, non risultano avviati servizi igienici, docce, spogliatoi e info point, con conseguente mancato impiego di personale e assenza di un servizio turistico reale ed efficiente. Un grave disagio per cittadini e turisti che si recano in spiaggia. Auspichiamo un intervento immediato in tutti i fronti affinché i pochi turisti che verranno nel nostro territorio possano ricevere un’accoglienza adeguata». (w.b.)

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