Turbativa d'asta e bancarotta fraudolenta al Geovillage: 4 indagati

Sono Gavino e Fabio Docche, il direttore del Cipnes Aldo Carta e il curatore fallimentare Giancarlo Fenu

OLBIA. L’inchiesta della Procura di Tempio è ancora alle prime battute, ma si intuisce che lascerà il segno. Una raffica di perquisizioni eseguite giovedì sera dalla guardia di finanza di Olbia, un pugno di indagati eccellenti e una vendita fallimentare sospetta: questi gli ingredienti del financial-thriller di Cala Saccaia. Da una parte il complesso turistico-sportivo Geovillage costruito dall’ingegnere imprenditore Gavino Docche e oggi ancora gestito dal figlio Fabio; dall’altra il Consorzio Cipnes Gallura, dominus assoluto di tutto ciò che succede tra i lotti dell’area industriale di Olbia. A metà strada c’è lo studio a Tempio del curatore fallimentare, il commercialista Giancarlo Fenu. Tutti questi uffici sono stati perquisiti dai finanzieri del gruppo di Olbia, guidati dal capitano Carlo Lazzari. Sono quattro le persone indagate, visto che la perquisizione richiede l’iscrizione nell’apposito registro: Gavino e Fabio Docche (assistiti dagli avvocati Pietro Carzedda e Paolo Spano), il direttore del Cipnes Aldo Carta (difeso dall’avvocato Marzio Altana) e il curatore fallimentare Giancarlo Fenu.

Le ipotesi di reato su cui indaga il team di magistrati, investigatori e consulenti, coordinato dal procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, sono pesanti: turbativa d’asta e bancarotta fraudolenta. Più remota un’ipotesi di truffa. Non si tratta però di ipotesi d’accusa contestate a tutti gli indagati. Ad esempio, la bancarotta fraudolenta è ipotizzata per Gavino Docche ma non per il figlio Fabio. Tanto meno per il direttore del Cipnes, Aldo Carta e per il curatore Giancarlo Fenu.

L’inchiesta è ancora alle prime battute e all’acquisizione di documenti, quindi per ora trapelano pochi dettagli. È certo però che la Procura di Tempio vuole veder chiaro sul crac della società Sviluppo Olbia e sulla successiva vendita all’asta giudiziaria del complesso Geovillage, cioè l’albergo a quattro stelle, le palazzine, i lotti di terreno edificabile e gli impianti sportivi. Un piccolo impero stimato circa 60 milioni di euro. Il problema è che all’asta fallimentare, dal 2014 a oggi, il Geovillage non è mai stato venduto. In attesa tanti possibili aquirenti, ma a bloccare l’asta è stato il contenzioso con il Consorzio Cipnes Gallura che due anni fa ha avanzato pretese di acquisizione del Geovillage, costruito su lotti dell’area industriale. Alla fine della giostra, il contenzioso si era chiuso con un accordo in tribunale tra il Cipnes e il curatore fallimentare proprio per consentire la vendita degli immobili. Un passaggio delicato sul quale la Procura sta concentrando l’attenzione.

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