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cronaca

La lite finisce a coltellate in quattro sotto processo

Mezza famiglia in tribunale per l’aggressione davanti alla discoteca Garden Le due vittime pestate a sangue per un bicchiere rovesciato inavvertitamente


24 luglio 2020


OLBIA. Prima le botte da orbi, poi una coltellata alla schiena che ancora oggi mozza il respiro. Per quel bagno di sangue davanti alla discoteca Garden, nella zona industriale di Olbia, ieri mattina davanti al giudice monocratico del tribunale di Tempio, Camilla Tesi, è iniziato il processo nei confronti di quattro persone accusate di lesioni personali per aver aggredito e ridotto a malpartito due giovani. Il risultato di un brutale regolamento di conti per lo “sgarro” un drink rovesciato sulla camicia. Così almeno sostiene l’accusa.

Aperto il processo, il giudice ha aggiornato l’udienza al prossimo febbraio per sentire le parti. A cominciare dalle due vittime dell’aggressione, Michele Loi (28 anni) e Stefano Vacca (32 anni), entrambi cagliaritani residenti a Olbia. Il primo assistito dall’avvocato Antonello Desini, il secondo dall’avvocato Giampaolo Murrighile.

Gli imputati – la Procura di Tempio ha disposto nei loro confronti il decreto di citazione diretta a giudizio – sono Fabrizio Ciaddu (20 anni), ritenuto dagli inquirenti l’accoltellatore, suo padre Paolo (47 anni), suo zio Domenico (52 anni )e Nicola Campus ( 22 anni). Padre e figlio sono difesi dall’avvocato Giovanna Porcu, mentre gli altri due sono assistiti dagli avvocati Mario Altana e Monica Cazzari. Stando al capo d’imputazione, insieme ai quattro, al momento dell’aggressione ci sarebbero state almeno altre dieci persone, rimaste però sconosciute.

I fatti risalgono a due estati fa, il 23 giugno 2018. Michele Loi è il giovane accoltellato fuori dalla discoteca. Accerchiato da un gruppo di persone, preso a calci e pugni e poi pugnalato alla schiena: un fendente che ancora oggi gli provoca fitte fortissime al polmone destro. Prima di avventarsi contro di lui, lo stesso gruppo aveva picchiato selvaggiamente il suo amico Stefano Vacca, pestato con calci e pugni che gli hanno provocato contusioni e traumi in tutto il corpo.

Tutto sarebbe nato da un banale litigio tra Fabrizio Ciaddu e Stefano Vacca. Futili motivi, tipo un bicchiere inavvertitamente rovesciato addosso al vicino. Secondo l’accusa, dopo un primo litigio era stato richiesto l’intervento del servizio di sicurezza, ma il peggio doveva ancora succedere. Fuori dal locale, infatti, Vacca sarebbe stato stato aggredito da Ciaddu e dai suoi familiari. A quel punto l’intervento di Michele Loi per soccorrere l’amico a terra. Anche lui però sarebbe stato ricoperto di botte: cazzotti e poi una coltellata alla schiena sferrata da chissachì del gruppo. Sin qui la versione della Procura, per i difensori dei quattro imputati invece non ci sarebbero elementi probatori per sostenere le accuse. (m.b.)

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