«Mater pronto per la grande sinergia»

Parla l’amministratore Giovanni Raimondi: «Subito a disposizione per dare un contributo agli ospedali in difficoltà»

OLBIA. «Il concetto deve essere chiaro: il Mater Olbia non è una clinica privata. Il nostro è un ospedale di proprietà privata ma accreditato col sistema sanitario regionale. E questo vuol dire che è un elemento importante dell’offerta sanitaria pubblica».

Parte da qui Giovanni Raimondi, ad della società Mater Olbia e presidente della Fondazione Policlinico Gemelli, per ribadire ancora quello che è il ruolo dell’ospedale d’eccellenza. E, proprio per questo, annuncia la prossima sfida: «Arrivare all’integrazione totale nella rete della sanità isolana. Il Mater è stato pensato in quest’ottica e si auspica che le sue potenzialità vengano pienamente inserite nel quadro dell’offerta regionale».

Dottor Raimondi, la parola d’ordine per voi è sempre sinergia. Ma si va un po’ a rilento in questa direzione.

«Per tutti l’unico fondamentale scopo è quello di garantire ai cittadini prontezza e qualità delle cure. E confermiamo di essere più che aperti alla collaborazione con tutte le altre strutture pubbliche di questo territorio e dell’intera isola».

Un po’ di numeri, a circa un anno (1° luglio 2019) dall’apertura dei reparti.

«Registriamo, ogni mese, circa 600 ricoveri, 10mila visite ambulatoriali e 300 interventi chirurgici, che vengono pianificati su 4 giorni la settimana. Inoltre il Mater è diventato centro Covid dando disponibilità e supporto ai piani regionali».

Numeri in crescita anche per il personale.

«In questo momento, lavorano al Mater 272 persone e la maggior parte sono sarde. A fine anno contiamo di arrivare a 450. Una quota che avremmo già raggiunto se non ci fosse stato lo slittamento per il Covid».

Parliamo di investimenti.

«Nel 2020 abbiamo già investito in attrezzature 20 milioni di euro e col completamento della Radioterapia ne spenderemo altri 15. I lavori del bunker sono a buon punto, ma è chiaro che con l’emergenza sanitaria la data di apertura è stata spostata. Contiamo di ospitare il primo paziente entro il 31 dicembre».

Dopo il lockdown, sembra un’impresa molto difficile far ripartire la sanità in Gallura. Gli ospedali del territorio sono in affanno e non si riescono a garantire nemmeno due interventi chirurgici in contemporanea perché mancano gli anestesisti.

«E noi siamo a totale disposizione del territorio, lo ripeto. Dopo la fase disastrosa del Covid, la ripartenza è stata complicatissima ovunque. L’emergenza sanitaria è stato come uno tsunami per tutti, ma prima ce lo lasciamo alle spalle e meglio sarà. Quindi: siamo assolutamente pronti a fare la nostra parte per alleggerire le liste d’attesa e per smaltire gli interventi rimasti in stand by».

L’impegno nella ricerca va avanti e i progetti cominciano a prendere forma.

«E infatti è stato avviato un progetto tra Qatar Foundation Endowment, Hamad Medical Corporation (Doha), Mater Olbia Hospital e Università Cattolica del Sacro Cuore per sviluppare congiuntamente una ricerca sul plasma iperimmune. Il progetto - conclude Raimondi - si propone di valutare la sicurezza e l’efficacia della terapia con plasma in un gruppo di pazienti Covid-19. I risultati della ricerca, che prevede l’arruolamento di 100 donatori e 100 pazienti riceventi, contribuiranno in modo significativo a standardizzare e migliorare la terapia con plasma. Altri campi di ricerca saranno legati alla radioterapia e alla medicina preventiva».

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