La Nuova Sardegna

Olbia

Ostricoltura ai Baracconi, la carica dei 40mila

Ostricoltura ai Baracconi, la carica dei 40mila

Golfo Aranci, si allarga il fronte del no all’impianto. Il biologo Benedetto Cristo: «Meglio un’altra area»

2 MINUTI DI LETTURA





GOLFO ARANCI. Ha superato la quota notevole di 40mila condivisioni la petizione lanciata dal comitaro “Salviamo la costa di Golfo Aranci” contro l’impianto di ostricoltura della cooperativa olbiese Effediemme che la Regione ha autorizzato davanti alla spiaggia dei Baracconi. Intanto c’è grande attesa per la discussione in consiglio regionale della mozione presentata dai gruppi d’opposizione che sollecitano il presidente e la giunta a revocare la concessione e tutelare lo specchio di mare tra Capo Figari e il porto di Golfo Aranci.

Dal fronte del no all’allevamento delle ostriche ai Baracconi interviene anche il naturalista e biologo marino olbiese Benedetto Cristo. «L’impianto di molluschicoltura impatta e deturpa – scrive in una relazione tecnica recepita dal comitato –. L’area comprende una delle zone più interessanti dal punto di vista naturalistico e turistico. Il dissenso non è contro la legittima richiesta imprenditoriale a prescindere, ma il luogo dove dovrebbe insistere. Studi recenti dimostrano che la molluschicoltura può modificare significativamente la dinamica dei nutrienti e il funzionamento degli ecosistemi costieri poco profondi in quanto la filtrazione, accoppiata alla biodeposizione di feci e pseudofeci crea un accumulo localizzato di in modo analogmateria organicao alla sedimentazione di feci e cibo non ingerito nelle vicinanze degli allevamenti ittici. Tale sito è totalmente inadatto alla crescita estensiva dei bivalvi in quanto il trofismo dell’area è insufficiente alla loro alimentazione ed alla loro crescita, inoltre l’impatto ambientale sulla posidonia oceanica sarebbe disastroso: verrebbe soppressa dalle deiezioni degli animali stessi, a questi si aggiunge, inoltre, che la riduzione della luce solare dovuta all’impianto, non permetterebbe la fotosintesi. La perdita della prateria di posidonia sarebbe poi letale anche per le spiagge vicine, minacciate dall’erosione».

«Anche se l’area di richiesta di concessione è compresa in una ampia baia – aggiunge il biologo marino – l’ambiente sommerso comprende oltre la prateria di posidonia anche una fauna specifica che risente attualmente dell’influenza del vicino impianto di piscicoltura. In conclusione è fondamentale procedere con la ricerca di un area meno sensibile di quella già richiesto, e nel caso effettuare uno studio prudenziale di valutazione che sia in grado di stimare tutte le azioni di disturbo».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative