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Olbia

La Maddalena, vuole allevare ostriche e spugne ma il Parco nega il permesso

Walkiria Baldinelli
La Maddalena, vuole allevare ostriche e spugne ma il Parco nega il permesso

La società Aversano ha individuato il sito nel Passo della Moneta «Un impianto rispettoso del mare. Amo la mia isola, non le farei mai del male»

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LA MADDALENA. Un allevamento di ostriche e spugne in poco meno di cinque ettari compresi nell’arcipelago maddalenino. Vicino a Cala Scaviccio, nei pressi di Caprera, in località Passo della Moneta. È la sfida imprenditoriale del giovane Pietro Aversano, una famiglia di pescatori la sua, con una storia lunga trent’anni. Per il Parco, ente gestore dell’area marina, l’iniziativa comprometterebbe la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti. La Regione lascia invece uno spiraglio. Ma per Aversano, studi tecnici e scientifici alla mano, realizzati da professionisti del settore, i filari dell’impianto non danneggerebbero affatto l’habitat.

 

La struttura, come da progetto, è in prossimità di una diga/ponte che unisce le isole della Maddalena e di Caprera, dove le imbarcazioni sono cioè obbligate a ridurre in modo significativo la loro velocità. Per Aversano le ostriche concave, qualificate in gergo tecnico come “triploidi sterili”, cioè che non si possono riprodurre, diventerebbero un sinonimo di eccellenza, un prodotto di nicchia con un bel ritorno d’immagine per l’isola. Di tutt’altro avviso il Parco che ha già inviato due pareri negativi.

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«La “Crassostrea gigas” – scrive l’ente nel suo parere negativo – , è meglio conosciuta come ostrica giapponese. Nei parchi sono vietate attività e opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggi, in particolare è vietata la propagazione di specie potenzialmente invasive, di provenienza esterna al territorio del sito». Autorizzazione negata dunque, ma Aversano non demorde.

 

«Non potrei mai presentare un progetto contro il mare – sottolinea –. Amo la mia isola, non la danneggerei mai. Intendo valorizzarla, coniugando un’attività imprenditoriale col rispetto per l’ambiente». L’imprenditore del mare spiega che vorrebbe creare un impianto simile a quelli già esistenti – una trentina circa in Sardegna –, e autorizzati in altre aree protette e tutelate (Sic).

 

«In attesa del Piano del Parco – aggiunge – , cioè dello strumento che detta le linee guida delle attività che si possono svolgere nell'area gestita dall'ente verde, per il progetto abbiamo seguito i criteri indicati dal ministero dell’Ambiente. Proponendo materiali eco-compatibili, tutti certificati, come le fibre di origine vegetale utilizzate per la realizzazione dei filari e dei raccoglitori, le “lanterne” per le ostriche. Non solo, per monitorare l'effettivo impatto dell'allevamento sull'ambiente con i professionisti abbiamo studiato un metodo con un carico graduale. Sotto i filari di ostriche sarà realizzato un allevamento di spugne per purificare l'acqua». Aversano spiega che l'attività va considerata valore aggiunto per l'isola: «Abbiamo proposto di creare un marchio ad hoc "Le ostriche del Parco", ovviamente da attuare una volta condiviso il progetto».
 

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