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Olbia

Prospettiva donna: allarme anche in Gallura per i social utilizzati per sedurre minori

Prospettiva donna: allarme anche in Gallura per i social utilizzati per sedurre minori

Il "grooming" preoccupante fenomeno. La presunta violenza sessuale di una insegnante su una allieva: "Mai seguito prima un caso di una adulta accusata di pedofilia"

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OLBIA. Il caso di presunta violenza sessuale di una insegnante nei confronti di un'alllieva che approderà a gennaio al tribunale di Cagliari, è senza dubbio una vicenda insolita (ovviamente tutta da accertare nel processo). Sono numerose le inchieste in Gallura ma anche i processi già in corso che vedono come vittime minori, bambine, soprattutto, finite nel mirino delle morbose attenzioni di uomini, anche ottantenni, e spesso appartenenti alla cerchia familiare. Ma anche adolescenti, sempre più preda facile perché vittime anche della tecnologia, adescate sui social. Il cosidetto “grooming”, ovvero l’adescamento di un minore in internet tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a superarne le resistenze e a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente.

Ma casi di pedofilia femminile, sono molto più rari. «Non abbiamo mai seguito un caso simile finora, mai ricevuto richieste d’intervento o segnalazioni che avessero come vittima bambine abusate da donne adulte», spiega la presidente dell’associazione antiviolenza Prospettiva donna, Patrizia Desole.

Diversi, invece, i processi in corso al tribunale di Tempio per violenza sessuale nei confronti di minori da parte di uomini. Così come cresce l’allarme per l’adescamento sui social. Due giovani olbiesi di 25 e 27 anni sono finiti a giudizio con l’accusa di pedofilia e pedopornografia. Stando alle contestazioni, avrebbero adescato su Facebook tre ragazzine di 14 e 16 anni: chattando avrebbero messo in atto la loro opera di convincimento, attraverso apprezzamenti e continue lusinghe, riuscendo a far compiere alle adolescenti atti sessuali e a farsi inviare foto erotiche. (t.s.)
 

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