La Nuova Sardegna

Olbia

Dai campi da tennis all’Annuario dell’arte 2020

di Paolo Ardovino

Professore di educazione fisica alla Pais, Vittorio Boi ora è un pittore affermato recensito da Sgarbi

2 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Va bene, menzionare dottor Jekyll e mister Hyde per il tema del doppio è abbastanza inflazionato, ma la vita di Vittorio Boi è fatta di dicotomie: ha passato tutta la giovinezza con la racchetta in mano facendosi conoscere tra i campi da tennis d’Italia, entrando tra i migliori cento dello stivale. Racchetta e pallina sembravano anche il suo futuro. Ora, invece, è un pittore quotato tanto tra le gallerie nostrane quanto all’estero, inserito nell’Annuario d’arte contemporanea 2020, recensito da Vittorio Sgarbi e altri critici di fama. Lo sport non l’ha abbandonato, anzi: la sua attività principale resta quella del docente di Educazione fisica alla Pais. È nato a Cagliari e da trent’anni vive a Olbia.

«Sono figlio d’arte», si presenta, tenuta sportiva, insieme alla moglie, in mezzo alle sue grandi tele esposte alla corniceria Alt.Art di via Mameli. «Mio padre, Renato, ha venduto moltissimi quadri. Da piccolo mi piaceva andare nel suo studio, osservarlo al lavoro». Vittorio, tra un torneo di tennis e l’altro, organizza mostre al padre e visita le gallerie che trova nelle città dove va a giocare. Negli anni Novanta ha giocato diversi anni in serie B, con il Tennis club Cagliari, poi diventa maestro. A Olbia prima al Terranova tennis e dopo al Geovillage con Gavino Docche. Ora dice: «L’arte c’è sempre stata, ho sempre dipinto per passione. Da una decina d’anni l’ho presa seriamente. La speranza? Vivere dalle mie opere».

Non si offendano i suoi alunni, abituati a vederlo in tuta nella palestra di via Veronese. Ogni tanto dispensa anche consigli di pittura durante i laboratori che mettono in piedi i colleghi di arte. Pochi giorni fa, a Firenze, è stato presentato l’Annuario d’arte contemporanea “Atisti 2020”: 1200 opere, 400 artisti recensiti e commentati. Tra questi anche Vittorio Boi. Tra le pagine vi sono contributi importanti, tra cui di Angelo Crespi, Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi. Quest’ultimo ha inserito il pittore sardo anche nell’esposizione a Cervia dei suoi “Mille”. I quadri hanno anche attraversato l’Atlantico, ricevendo una targa da New York, lo scorso anno, mentre per il 2021 è già stato invitato a una collettiva a Parigi.

«Da mio padre ho imparato il senso del colore – Vittorio Boi racconta – e ad apprezzare tutta l’arte impressionista, surrealista, metafisica, introspettiva»: identifica così le sue opere, quasi sempre oli su tela. I suoi atleti hanno la testa bassa, l’aria malinconica. Malinconia e solitudine saltano subito fuori come leitmotiv dei suoi soggetti, anche quando sono immagini collettive. «Dipingo la sera ed è un problema perché a volte arrivo a notte fonda,devo darmi sempre un freno perché la mattina dopo si va a scuola».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative