La maestra si difende: nessun abuso sull’allieva
di Tiziana Simula
L’insegnante di canto rinviata a giudizio per violenza su una ragazzina 13enne L’avvocato Piredda: vicenda complessa, molti elementi controversi da chiarire
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OLBIA. «Non c’è stato nessun adescamento, tanto meno violenza sessuale». Contesta l’intero quadro accusatorio e si dice certo che «nel processo tutto verrà chiarito». A rimarcarlo è l’avvocato Antonio Piredda, del Foro di Nuoro, difensore di Michela Morelli, 53 anni, olbiese, rinviata a giudizio dal gup del tribunale di Cagliari, Maria Alessandra Tedde, con le accuse di aver prima adescato e poi abusato sessualmente di una tredicenne, sua allieva nel coro della parrocchia dove insegnava canto. L’imputata, dovrà difendersi da un capo d’imputazione pesantissimo nel processo che comincerà a gennaio e che sarà celebrato davanti al tribunale in composizione collegiale, a Cagliari. I genitori della minore, oggi quindicenne, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Rosa Cocco, del Foro di Tempio.
«Ci sono molteplici elementi che rendono obiettivamente controverso il caso all’esame del tribunale di Cagliari –, dice il difensore della maestra di canto –. Ho condotto personalmente le investigazioni difensive, depositate già nella fase preliminare, ed emerge un quadro completamente diverso da quello prospettato dall’accusa, con numerosi elementi e testimonianze che discolpano la mia assistita dal reato di violenza sessuale, così come ricostruita dall’accusa». Michela Morelli deve rispondere di violenza sessuale aggravata e adescamento di minore. Stando alle contestazioni del pubblico ministero Nicoletta Mari, contenute nel capo d’imputazione, avrebbe carpito la fiducia della ragazzina approfittando del suo ruolo di insegnante, inviandole numerosi messaggi telefonici con continue lusinghe e apprezzamenti fino al giorno in cui l’avrebbe costretta a subire atti sessuali (il fatto contestato sarebbe avvenuto nell’abitazione della donna nel luglio 2018): la maestra l’avrebbe aggredita baciandola con la forza e, poi, l’avrebbe costretta a sdraiarsi sul divano, impedendole di muoversi, spogliandola e abusando di lei.
La difesa replica con fermezza alle contestazioni della Procura, accolte dal gup. «Esprimo forti dubbi sull’impianto accusatorio: la vicenda è complessa e ci sono molti elementi controversi che necessitano di essere approfonditi, cosa che faremo nel corso del processo», dice il legale. Che spiega la linea difensiva. «In merito all’adescamento – dice – dagli atti emerge, allo stato attuale, la sola testimonianza della parte offesa. Le indagini sul conto della Morelli – prosegue il difensore – sono nate da una segnalazione anonima fatta alla famiglia della tredicenne e su questo particolare aspetto le indagini eseguite dall’accusa non hanno portato all’identificazione di nessuno. Aggiungo, inoltre, che sono state alterate arbitrariamente fonti di prova rendendo inutili le necessarie attività, a conferma o a discolpa dalle accuse. Infine, c’è una totale assenza di esiti clinici di violenza sessuale riferibili alla dinamica così come ricostruita dall’accusa».
Questa la difesa della maestra di canto.
La denuncia ai carabinieri era stata presentata dai genitori della ragazzina il giorno dopo la presunta violenza sessuale. Durante l’incidente probatorio, avvenuto nel tribunale di Cagliari, l’adolescente aveva ripercorso ogni momento e confermato la sua versione dei fatti, ribadendo ogni accusa. Ora sarà il processo a confermare o a discolpare la maestra di canto dalle pesanti accuse.
«Ci sono molteplici elementi che rendono obiettivamente controverso il caso all’esame del tribunale di Cagliari –, dice il difensore della maestra di canto –. Ho condotto personalmente le investigazioni difensive, depositate già nella fase preliminare, ed emerge un quadro completamente diverso da quello prospettato dall’accusa, con numerosi elementi e testimonianze che discolpano la mia assistita dal reato di violenza sessuale, così come ricostruita dall’accusa». Michela Morelli deve rispondere di violenza sessuale aggravata e adescamento di minore. Stando alle contestazioni del pubblico ministero Nicoletta Mari, contenute nel capo d’imputazione, avrebbe carpito la fiducia della ragazzina approfittando del suo ruolo di insegnante, inviandole numerosi messaggi telefonici con continue lusinghe e apprezzamenti fino al giorno in cui l’avrebbe costretta a subire atti sessuali (il fatto contestato sarebbe avvenuto nell’abitazione della donna nel luglio 2018): la maestra l’avrebbe aggredita baciandola con la forza e, poi, l’avrebbe costretta a sdraiarsi sul divano, impedendole di muoversi, spogliandola e abusando di lei.
La difesa replica con fermezza alle contestazioni della Procura, accolte dal gup. «Esprimo forti dubbi sull’impianto accusatorio: la vicenda è complessa e ci sono molti elementi controversi che necessitano di essere approfonditi, cosa che faremo nel corso del processo», dice il legale. Che spiega la linea difensiva. «In merito all’adescamento – dice – dagli atti emerge, allo stato attuale, la sola testimonianza della parte offesa. Le indagini sul conto della Morelli – prosegue il difensore – sono nate da una segnalazione anonima fatta alla famiglia della tredicenne e su questo particolare aspetto le indagini eseguite dall’accusa non hanno portato all’identificazione di nessuno. Aggiungo, inoltre, che sono state alterate arbitrariamente fonti di prova rendendo inutili le necessarie attività, a conferma o a discolpa dalle accuse. Infine, c’è una totale assenza di esiti clinici di violenza sessuale riferibili alla dinamica così come ricostruita dall’accusa».
Questa la difesa della maestra di canto.
La denuncia ai carabinieri era stata presentata dai genitori della ragazzina il giorno dopo la presunta violenza sessuale. Durante l’incidente probatorio, avvenuto nel tribunale di Cagliari, l’adolescente aveva ripercorso ogni momento e confermato la sua versione dei fatti, ribadendo ogni accusa. Ora sarà il processo a confermare o a discolpare la maestra di canto dalle pesanti accuse.
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