Lite in piazza, accoltellato un tunisino
di Stefania Puorro
Il presunto responsabile è un barista olbiese di 49 anni: è stato arrestato dai carabinieri. Il ferito è ricoverato in chirurgia
3 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. «Sarà il giudice a decidere se sono colpevole». Ha pronunciato solo queste parole, poi il silenzio. ll presunto accoltellatore di piazza Matteotti, accusato di aver colpito all’addome con un fendente un tunisino di 33 anni, è in carcere, a Bancali. Gianfranco Pittorru, un barista olbiese di 49 anni con precedenti per maltrattamenti, lesioni personali, minacce e rapina, deve ora rispondere di tentato omicidio. Il ferito, operato d’urgenza al Giovanni Paolo II, è in prognosi riservata ma ha superato bene l’intervento: gli sono stati asportati 40 centimetri di intestino, non è più in pericolo di vita e si trova ricoverato nel reparto di chirurgia sotto il continuo controllo dei medici. Anche lui ha precedenti e in questo momento è sottoposto all’obbligo di firma.
Tutto è cominciato con una lite, pare per futili motivi, nel cuore della città. Proprio in una delle zone più controllate dalle forze dell’ordine e dove - in attesa che venga installato il mega impianto di videosorveglianza - ci sono solo poche telecamere. A fornire tutti i particolari, ieri mattina, è stato il tenente colonnello Davide Crapa, che guida il reparto territoriale. Al suo fianco Leonardo Riu, maresciallo maggiore e comandante pro tempore della stazione di Olbia Centro: l’operazione, infatti, è stata messa a segno dai militari della caserma di via d’Annunzio.
I due contendenti, poco prima delle 2 del mattino, si trovavano in un locale. Erano entrambi piuttosto ubriachi e hanno cominciato a discutere. Poi, il tunisino, ha preso per il braccio il barista e lo ha trascinato all’esterno, davanti alle panchine. E qui gli ha sferrato un pugno. Immediata la reazione del quarantanovenne che ha preso dalla tasca una pattadese con una lama di 8 centimetri e ha colpito all’addome lo straniero. Davanti a numerosi testimoni. Uno di loro, vedendo l’accoltellato per terra in una pozza di sangue e con una fuoriuscita di viscere, si è subito avvicinato e ha cercato di tamponare la ferita con una felpa. Il barista lo ha fulminato con lo sguardo e poi gli ha detto: “Sei morto”. Nel frattempo, una donna aveva già chiamato il 112 chiedendo l’intervento dei carabinieri e sul posto si sono precipitati una pattuglia del nucleo operativo radiomobile e un’ambulanza del 118. Ma quando i militari hanno raggiunto piazza Matteotti, non c’era più nessuno. Tutti si erano allontanati (i vari testimoni sono stati poi rintracciati e sentiti nelle loro abitazioni) ma era soprattutto scappato l’aggressore descritto come un “cinquantenne dai capelli lunghi e chiari raccolti con una coda”. Oltre a questo, i carabinieri hanno recuperato il coltello sporco di sangue su una panchina e un altro oggetto che il responsabile ha perso durante la fuga. Proprio lui, però, non ha fatto molta strada, perché abita vicino. E una volta in casa, si è barricato all’interno e ha alzato il volume della tv al massimo. Sapeva, probabilmente, che i carabinieri sarebbero arrivati presto. E così è stato. Ma lui non rispondeva al campanello e faceva finta di non sentire. Così, i militari, hanno sfondato la porta. Il barista non ha voluto dire nulla sui motivi della lite finita in sangue e si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda. Limitandosi appunto a dire che avrebbe aspettato le decisioni del giudice nei suoi confronti.
Dopo le formalità di rito in caserma, l’uomo è stato trasferito in una cella del carcere di Bancali. Le indagini, adesso, proseguono: l’operazione è stata condotta dalla stazione di Olbia Centro mentre la sezione operativa del reparto territoriale ha ricostruito la scena e provveduto a far analizzare le impronte trovate sul coltello e sull’oggetto recuperato.
Tutto è cominciato con una lite, pare per futili motivi, nel cuore della città. Proprio in una delle zone più controllate dalle forze dell’ordine e dove - in attesa che venga installato il mega impianto di videosorveglianza - ci sono solo poche telecamere. A fornire tutti i particolari, ieri mattina, è stato il tenente colonnello Davide Crapa, che guida il reparto territoriale. Al suo fianco Leonardo Riu, maresciallo maggiore e comandante pro tempore della stazione di Olbia Centro: l’operazione, infatti, è stata messa a segno dai militari della caserma di via d’Annunzio.
I due contendenti, poco prima delle 2 del mattino, si trovavano in un locale. Erano entrambi piuttosto ubriachi e hanno cominciato a discutere. Poi, il tunisino, ha preso per il braccio il barista e lo ha trascinato all’esterno, davanti alle panchine. E qui gli ha sferrato un pugno. Immediata la reazione del quarantanovenne che ha preso dalla tasca una pattadese con una lama di 8 centimetri e ha colpito all’addome lo straniero. Davanti a numerosi testimoni. Uno di loro, vedendo l’accoltellato per terra in una pozza di sangue e con una fuoriuscita di viscere, si è subito avvicinato e ha cercato di tamponare la ferita con una felpa. Il barista lo ha fulminato con lo sguardo e poi gli ha detto: “Sei morto”. Nel frattempo, una donna aveva già chiamato il 112 chiedendo l’intervento dei carabinieri e sul posto si sono precipitati una pattuglia del nucleo operativo radiomobile e un’ambulanza del 118. Ma quando i militari hanno raggiunto piazza Matteotti, non c’era più nessuno. Tutti si erano allontanati (i vari testimoni sono stati poi rintracciati e sentiti nelle loro abitazioni) ma era soprattutto scappato l’aggressore descritto come un “cinquantenne dai capelli lunghi e chiari raccolti con una coda”. Oltre a questo, i carabinieri hanno recuperato il coltello sporco di sangue su una panchina e un altro oggetto che il responsabile ha perso durante la fuga. Proprio lui, però, non ha fatto molta strada, perché abita vicino. E una volta in casa, si è barricato all’interno e ha alzato il volume della tv al massimo. Sapeva, probabilmente, che i carabinieri sarebbero arrivati presto. E così è stato. Ma lui non rispondeva al campanello e faceva finta di non sentire. Così, i militari, hanno sfondato la porta. Il barista non ha voluto dire nulla sui motivi della lite finita in sangue e si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda. Limitandosi appunto a dire che avrebbe aspettato le decisioni del giudice nei suoi confronti.
Dopo le formalità di rito in caserma, l’uomo è stato trasferito in una cella del carcere di Bancali. Le indagini, adesso, proseguono: l’operazione è stata condotta dalla stazione di Olbia Centro mentre la sezione operativa del reparto territoriale ha ricostruito la scena e provveduto a far analizzare le impronte trovate sul coltello e sull’oggetto recuperato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
