Olbia, all’Amp prove di pace tra i pescatori e i delfini

I cetacei mangiano i pesci, danneggiano le reti e spesso finiscono uccisi. Navone: «Col progetto Life Delfi del Cnr sperimentiamo una nuova convivenza»

OLBIA. Ci sono due mondi che non sono andati mai troppo d’accordo. Da una parte quello dei delfini, dall’altra quello dei pescatori. Ma adesso attorno all’isola di Tavolara si sta lavorando a una soluzione. Gli obiettivi sono sostanzialmente due: salvaguardare naturalmente i cetacei e allo stesso tempo limitare le perdite economiche di chi in mare ci lavora. Grazie al progetto europeo Life Delfi, promosso dal Consiglio nazionale delle ricerche e che vede l’Amp di Tavolara tra le aree pilota, si sta adesso intervenendo attraverso nuove attività di sensibilizzazione e informazione e anche attraverso la promozione di tecniche alternative alle tradizionali reti da pesca, con lo scopo di evitare la cattura accidentale dei delfini durante le battute al largo della costa.

Delfini e pescatori. Il progetto Life Delfi, cofinanziato dall’Unione Europea, ha preso il via poco prima del lockdown. Nei giorni scorsi, nella Casa delle farfalle di mare di Porto San Paolo, gli studiosi e i dirigenti dell’Area marina protetta hanno quindi incontrato i pescatori che operano nella zona. Perché in mare non è raro che le interazioni dei cetacei con le attività di pesca facciano sì che il bilancio giornaliero dei pescatori si chiuda in maniera negativa. Spesso i delfini danneggiano le reti e rubano il pesce appena catturato. Quando le cose vanno decisamente male, invece, succede che i delfini finiscano per ferirsi o per morire impigliati nelle reti.

Come intervenire. Durante l’incontro con i pescatori, che riceveranno anche degli incentivi, l’Area marina ha illustrato i punti principali del progetto Life Delfi. «Si tratta di uno dei tre nuovi progetti europei che abbiamo in cantiere – spiega Augusto Navone, direttore dell’Amp di Tavolara – In questo caso ci concentriamo sull’annoso problema che nasce dall’interazione tra delfini e pescatori. L’incrocio tra queste due realtà provoca infatti dei danni economici e spesso anche la morte degli animali». Sono diverse le soluzioni che saranno adottate all’interno dei confini dell’Area marina. Innanzitutto saranno sperimentati dei particolari pinger, cioè dei dissuasori acustici che allontanano i delfini dalle reti. Poi saranno adottate anche attrezzature alternative come delle particolari nasse che non rappresentano un pericolo per i cetacei. Allo stesso tempo gli operatori dell’Amp, come stanno già facendo, informeranno e sensibilizzeranno i pescatori che lavorano nella zona. Inoltre, grazie alla collaborazione con Flag Gac, sarà istituito un importante punto informativo e di consulenza. «E questo perché il mondo della pesca può contare su diversi sussidi europei. Ma allo stesso tempo, per la complessità di approccio, i pescatori non sempre riescono ad accedere alle risorse» sottolinea Augusto Navone.

I numeri. Alla base del progetto Life Delfi c’è anche un sondaggio che era stato sottoposto a oltre cento pescatori che operano nelle aree pilota, tra cui quella di Tavolara. I numeri parlano chiaro. Il 94 per cento dei pescatori ha per fortuna confermato un’alta presenza di delfini (da 2 a 20 individui al giorno) durante l’estate. Il danno economico si aggira invece attorno ai 1500-2000 euro all’anno, con occasionali perdite gravi fino a 10.000-20.000 euro. I delfini morti per interazioni con gli attrezzi da pesca, tra il 2012 e il 2015, sono stati invece 24.

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