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Olbia

pittorru parla col giudice 

Lite con accoltellamento «Mi hanno aggredito in tre»

Lite con accoltellamento «Mi hanno aggredito in tre»

OLBIA. «Ho avuto paura per la mia vita, mi hanno aggredito in tre, se non avessi reagito mi avrebbero ammazzato. Speravo la smettessero di picchiarmi quando ho tirato fuori la pattadese, ma hanno...

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OLBIA. «Ho avuto paura per la mia vita, mi hanno aggredito in tre, se non avessi reagito mi avrebbero ammazzato. Speravo la smettessero di picchiarmi quando ho tirato fuori la pattadese, ma hanno continuato e appena hanno mollato la presa sono fuggito, ma non mi sono accorto di averlo ferito». Ha parlato davanti al giudice Camilla Tesi e al pubblico ministero Laura Bassani, Gianfranco Pittorru, 49 anni, olbiese, arrestato dai carabinieri per tentato omicidio dopo aver accoltellato all’addome un cittadino tunisino, Chaabane Znaidi, 33 anni, residente in città, al culmine di una lite in piazza Matteotti. Per oltre un’ora ha reso spontanee dichiarazioni, ricostruendo la sua versione dei fatti e sostenendo di essere stato aggredito da tre persone, tanto da riportare la frattura di due costole, trauma cranico e contusioni, come certificato dal pronto soccorso di Olbia dove è stato accompagnato dopo l’arresto. Al termine della camera di consiglio, il giudice ha deciso di non convalidare l’arresto e ha disposto la scarcerazione dell’uomo (in cella a Bancali), a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari.

I carabinieri erano risaliti a lui attraverso il racconto di vari testimoni che avevano assistito alla violenta lite. I militari lo avevano prelevato dalla sua abitazione dopo aver sfondato la porta. «Sarà il giudice a decidere se sono colpevole», era stata l’unica frase che aveva detto ai carabinieri. Il tunisino accoltellato era stato operato d’urgenza al Giovanni Paolo II. Lo stesso ferito era stato arrestato dai carabinieri nel giugno scorso, per aver preso a bottigliate un 36enne di Olbia (affetto da disabilità) sempre in piazza Matteotti, epicentro di continue zuffe notturne, spaccio di droga e microcriminalità che stanno tenendo in ostaggio il centro cittadino.

Ieri nel corso dell’udienza di convalida, Gianfranco Pittorru, assistito dal suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile, ha voluto rendere spontanee dichiarazioni. Ha detto che stava andando a mangiare un kebab (lui abita nelle vicinanze di piazza Matteotti) e mentre stava passando davanti a una panchina della piazza, la persona che era seduta lì, gli ha chiesto se volesse «coca o ero», lui gli ha risposto che non gli interessava nulla. A quel punto l’uomo si è alzato e mentre discutevano, lo ha preso per il braccio, poi, gli ha sferrato un pugno. Ha spiegato di aver visto altre due persone avanzare verso di lui e di aver capito che erano un gruppo. «Mi hanno picchiato in tre, ho temuto per la mia vita», ha detto. Riferendo anche al giudice che in piazza Matteotti ogni notte c’è il Far west, con risse continue. «Ho tirato fuori la pattadese che ho sempre in tasca, speravo che vedendola si fermassero, ma niente. Non mi sono accorto di averlo ferito. Quando hanno mollato la presa sono fuggito e sono corso a casa perché avevo paura». (t.s.)

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