La Nuova Sardegna

Olbia

«Sviluppo, stop nel 70% della città»

di Serena Lullia
«Sviluppo, stop nel 70% della città»

Li Gioi (M5s) e Meloni (Pd): «Senza il piano anti-alluvione intere zone resteranno bloccate per anni»

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OLBIA. Congelate dal 2013. Da quando il ciclone Cleopatra le travolse con la sua valanga di acqua e fango. Da allora il Pai, il piano di assetto idrogeologico ha classificate molte zone della città Hi4, ad alto rischio alluvione. E ha rinviato il loro sviluppo al momento in cui verranno messe in sicurezza attraverso le opere di mitigazione. Per il consigliere regionale del M5s, Li Gioi, nel 70% dell’intero territorio comunale è vietato mettere anche solo un mattone. La cosa grave è che il blocco rischia di restare tale ancora per parecchio tempo. Il piano anti-alluvione ribattezzato Mancini, arrivato a un passo dalla gara di appalto, si è arenato negli uffici dello Svia, il Servizio valutazioni impatti ambientali dell’assessorato regionale all’Ambiente. L’organismo tecnico ha comunicato alla fine dell’estate, all’assessorato ai Lavori pubblici, che ha redatto e corretto il progetto, che intende bocciarlo. I consiglieri regionali Roberto Li Gioi del M5s e Giuseppe Meloni, del Partito democratico, hanno chiesto attraverso una mozione che il governatore Solinas prenda posizione sul tema della sicurezza di Olbia. Ma a oggi la richiesta firmata da venti consiglieri regionali di opposizione non è stata nemmeno presa in considerazione.

Ieri mattina Li Gioi e Meloni con una conferenza stampa in via Amba Alagi, luogo simbolo dell’alluvione, hanno fatto il punto della situazione. Denunciando una regia politica occulta che starebbe cercando di fare lo sgambetto al Piano Mancini a due passi dal traguardo. Complici le vicine elezioni comunali.

«Dopo anni in cui si è dibattuto tra favorevoli e contrari all’unico piano presentato in Regione, il Piano Mancini, oggi il tema di discussione è un altro – dice il consigliere Meloni –. Se si è favorevoli al mantenimento delle risorse statali con cui è stato finanziato il Piano e che rischiamo di vedere dirottate altrove, o se si accetta di perdere quei soldi perché si preferisce un altro progetto, che però è solo uno studio, non un piano istruito. Ecco perché chiediamo che il presidente della Regione si pronunci».

Se il no dello Svia dovesse diventare definitivo il progetto che cominciò il suo iter all'indomani dell'alluvione del 2013, verrebbe cestinato. Con il via libera si andrebbe invece alla gara di appalto. «Lo Svia è un organo tecnico – sottolinea Meloni –. Ci preoccupa però che ancora prima che si esprimesse qualche mese fa, il sindaco di Olbia Settimo Nizzi, già a gennaio, avesse dichiarato che il Piano non sarebbe mai passato e che il governatore Solinas condividesse la sua posizione. Parole mai smentite dal presidente. La mozione in Consiglio è l'occasione per fare chiarezza. La Regione e Solinas non facciano i Ponzio Pilato quando invece è chiaro che la politica sta giocando un ruolo fondamentale in questa vicenda».

Per Li Gioi non ci sono dubbi che la bocciatura del Piano Mancini abbia solo motivi politici e non tecnici. «Basta leggere – sottolinea Li Gioi –. Parliamo di problemi risolvibili che riguardano il rumore, lo smaltimento dei rifiuti, il depositi dei detriti di scavi. Che ci sarebbero comunque con qualsiasi altro piano. Non è più possibile lasciare Olbia senza una protezione idraulica. E sul tema Solinas deve fare chiarezza».

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