Tempio, minaccia con un coltello i genitori chiusi nell’auto

Giovane di 25 anni bloccato da un poliziotto fuori servizio e poi arrestato. Ha preso a calci la macchina e poi ha cercato di sfondare un finestrino

TEMPIO. L’attenzione a quanto gli accadeva attorno - anche se fuori servizio - e la prontezza di riflessi uniti al coraggio di un agente del commissariato di Tempio, hanno probabilmente salvato la vita a due coniugi, minacciati pesantemente di morte da un loro figlio di 25 anni, Giuseppe Masu, disoccupato: il giovane è stato arrestato dalla polizia per maltrattamenti contro familiari e conviventi e porto abusivo di armi. Ad intervenire per primo sul posto, teatro dell’accaduto, nonostante in quel momento fosse appunto libero dal servizio, è stato un agente del commissariato che sentendo dalla sua abitazione schiamazzi e urla provenienti da un vicino parcheggio, ha notato un giovane armato di un grosso coltello che minacciava di morte due persone terrorizzate chiuse all’interno di una macchina. Il giovane, in preda all’ira, sferrava calci all’auto urlando ed inveendo nei confronti degli occupanti, manifestando la volontà di volerli accoltellare e proferendo, nel contempo, anche una serie di minacce di morte. Il poliziotto intervenuto immediatamente e supportato da altre pattuglie che erano impegnate in un’attività di controllo, è riuscito a bloccare il giovane impedendogli di sfondare il finestrino.

Successivamente, si è proceduto all’identificazione degli occupanti della macchina: si è scoperto quindi che si trattava dei genitori del ragazzo, i quali temendo per la loro incolumità, si erano chiusi all’interno.

Giuseppe Masu, dopo essere stato accompagnato negli gli uffici del commissariato è stato arrestato appunto per minacce gravi, maltrattamenti contro familiari e conviventi e per porto abusivo di armi.

Dopo le formalità di rito, il giovane è stato trasferito in una cella del carcere di Sassari-Bancali in attesa dell’udienza di convalida che sarà tenuta nella giornata odierna.

L’episodio ha destato scalpore e preoccupazione, sia per la gravità dell’atto, sia per le problematiche sociali che il gesto stesso ha messo in evidenza. «Sicuramente, per la nostra piccola comunità si tratta di un gesto gravissimo - dichiara un assistente sociale -. Un gesto che, messo assieme a tanti altri episodi di uguale portata, anche se non così eclatante come quello di ieri, denotano e mostrano sicuramente un puzzle di cui la politica, i servizi sociali, le stesse famiglie e le forze di polizia unitariamente devono cominciare a seguire con molta attenzione».

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