I NUMERI
Tamponi drive-in al Mater quasi quattromila in 2 mesi
OLBIA. Dal 28 agosto a ieri sono stati fatti al drive-in del Mater Olbia 3800 tamponi, la maggior parte dei quali a residenti nell’isola (83 per cento). Ma se fino a dieci giorni fa erano soprattutto...
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OLBIA. Dal 28 agosto a ieri sono stati fatti al drive-in del Mater Olbia 3800 tamponi, la maggior parte dei quali a residenti nell’isola (83 per cento). Ma se fino a dieci giorni fa erano soprattutto le donne a sottoporsi all’esame, adesso la percentuale è cambiata: gli uomini che si sono presentati finora rappresentano infatti il 54 per cento del totale. Altro dato: il 29 per cento di coloro che si sono messi in fila in macchina al Mater, hanno meno di 30 anni mentre il 43 per cento ha più di 50 anni. La procedura per accedere al drive-in tamponi è sempre la stessa: bisogna prenotare compilando il form di registrazione attivo ogni giorno dal lunedì al venerdì fino alle 17, effettuare il pagamento online e allegare, per i cittadini assistiti, la prescrizione medica. Una volta fatto il test, il referto viene poi trasmesso all’email indicata nel modulo di registrazione entro 48/72 ore dalla esecuzione del tamponi.
Il caso. Giuseppe (nome di fantasia) il giovane volontario di soccorso che aveva fatto il tampone al Mater Olbia e la cui famiglia, per metà, è risultata positiva, ha avuto il risultato addirittura dopo sole 5 ore e a metà settembre ha cominciato la sua quarantena. «Solo che – ha ricordato – non sono stato mai contattato dalla Assl e non ho avuto nessuna indicazione sul secondo tampone da fare. Lo stesso discorso riguarda mio fratello, mio padre e mia nipote, positivi anche loro. L’isolamento di tutti noi è finito e nessuno si fa vivo». Poi ieri, dopo il danno, è arrivata anche la beffa. «Sempre per vie traverse – racconta Giuseppe –, ho saputo di non essere in nessun elenco. Mi spiego meglio: sono positivo, l’Ats-Assl è stata informata ma il mio nome non c’è da nessuna parte. Sono un positivo-fantasma, insomma, e se non fossi stato responsabile sarei potuto anche uscire. Se non è caos questo. Ormai in quarantena da più di venti giorni, sono quasi tentato di prendere la macchina e andare a farmi il secondo tampone a pagamento (e in assoluta sicurezza): ho il diritto di sapere al più presto se sono guarito». (s.p.)
Il caso. Giuseppe (nome di fantasia) il giovane volontario di soccorso che aveva fatto il tampone al Mater Olbia e la cui famiglia, per metà, è risultata positiva, ha avuto il risultato addirittura dopo sole 5 ore e a metà settembre ha cominciato la sua quarantena. «Solo che – ha ricordato – non sono stato mai contattato dalla Assl e non ho avuto nessuna indicazione sul secondo tampone da fare. Lo stesso discorso riguarda mio fratello, mio padre e mia nipote, positivi anche loro. L’isolamento di tutti noi è finito e nessuno si fa vivo». Poi ieri, dopo il danno, è arrivata anche la beffa. «Sempre per vie traverse – racconta Giuseppe –, ho saputo di non essere in nessun elenco. Mi spiego meglio: sono positivo, l’Ats-Assl è stata informata ma il mio nome non c’è da nessuna parte. Sono un positivo-fantasma, insomma, e se non fossi stato responsabile sarei potuto anche uscire. Se non è caos questo. Ormai in quarantena da più di venti giorni, sono quasi tentato di prendere la macchina e andare a farmi il secondo tampone a pagamento (e in assoluta sicurezza): ho il diritto di sapere al più presto se sono guarito». (s.p.)
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