L’isola dei maker a Olbia, in mostra le stampe 3D
di Paolo Ardovino
Al Museo il primo evento dedicato alle produzioni degli artigiani del futuro. In vetrina anche alcuni dispositivi medici e i prototipi della cucina digitale
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OLBIA. Il futuro dentro a un museo. È il paradosso lanciato dal “Maker Island”, il primo evento dedicato all’innovazione in Sardegna, di casa al Museo di Olbia per tutto il week-end. Tecniche avanzate e mondo del lavoro, tecnologia e svago: sono i fili conduttori mossi dai “makers”, gli artigiani del futuro che spingono per trasformare in abitudine le affermazioni di stupore di questi giorni.
I protagonisti. Il premio agli effetti speciali lo vincono Raffaele Puddu e Simone Congiu di Tula, creatori di armature e oggetti di cosplay. «Siamo vicini di casa accomunati dalla stessa passione. Io ho iniziato da 5 anni – spiega Raffaele, davanti a all’armatura di Ironman e con in mano lo zaino protonico dei Ghostbuster –. Per noi è la prima uscita ufficiale in pubblico». Accanto luci, caschi e gadget. «Questa è interamente stampata in 3D, rifinita a mano», indica l’armatura di un personaggio del videogame Halo alta almeno due metri. «Lavoriamo nel nostro garage. Ogni personaggio richiede circa un mese di lavoro», dice Simone. Un docente e gli studenti dell’istituto alberghiero di Arzachena lanciano la novità – nel mondo dei fornelli se ne parla da pochi anni – della cucina digitale. Capita così che una piccola stampante 3D prepari un formaggio di Kefir a forma di polpo. Ma gli stand al piano terra del museo sono decine, popolati da maker della zona, quelli arrivati da altre parti dell’isola e qualcuno anche dallo Stivale. C’è anche l’innovazione al servizio della salute. Alessandro Romaioli e Marco Ruocco, bresciani di “Isinnova”, proprio durante il periodo di quarantena hanno trasformato «semplici maschere da snorkeling in maschere utilizzate nei trattamenti intensivi – spiegano –. Negli ospedali scarseggiavano, ci son state chieste a Brescia, in altre regioni e nel resto del mondo», finora ne hanno prodotte circa 150mila in aiuto di migliaia di persone ricoverate. Ne sanno qualcosa anche i due maker di “Ailun Nuoro”, Alessandro Lutzu e Paolo Ledda, abituati a produrre nel mondo della simulazione medica e con la camera di commercio nuorese: «Lavoriamo per digitalizzare gli artigiani, forniamo prototipi e semilavorati a loro e alle scuole». In questi mesi si sono attivati creando, un po’ con le stampanti 3D e un po’ coi laser, box di protezione utilizzati negli ospedali per operare in sicurezza e visiere. I due maker di “Ar3d” di Sassari mostrano invece un tour virtuale della basilica di San Gavino a Porto Torres completo di dettagli, attraverso foto ad altissima risoluzione.
L’evoluzione. «Oltre all’unicità dell’iniziativa, è un modo per far confrontare tra loro tante figure che altrimenti non si sarebbero incontrate su questi temi». Lo dice l’ingegnere Antonio Burrai, volto del Fab Lab olbiese organizzatore del Maker Island. La manifestazione è stata sostenuta dal comune di Olbia attraverso l’assessorato alla Cultura, dalla Camera di commercio di Sassari-Nord Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, e da Cipnes e Cna Gallura. Tra gli stand c’era anche Maria Assunta Serra, commissario straordinario di Sardegna Ricerche: «Anche le piccole innovazioni sono lo strumento fondamentale per le grandi scoperte». Tutti d’accordo, i partner, sulla necessità di evolversi. Fa mea culpa il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi: «Parliamo sempre di innovazione, di tecnologie, ma poi le idee si perdono, noi istituzioni non abbiamo la forza di sostenerle». Nizzi trova una risposta nelle parole del direttore generale del Cipnes, Aldo Carta: «I fabbricatori digitali sono i produttori del futuro. È un’economia che deve essere percepita dal territorio».
I protagonisti. Il premio agli effetti speciali lo vincono Raffaele Puddu e Simone Congiu di Tula, creatori di armature e oggetti di cosplay. «Siamo vicini di casa accomunati dalla stessa passione. Io ho iniziato da 5 anni – spiega Raffaele, davanti a all’armatura di Ironman e con in mano lo zaino protonico dei Ghostbuster –. Per noi è la prima uscita ufficiale in pubblico». Accanto luci, caschi e gadget. «Questa è interamente stampata in 3D, rifinita a mano», indica l’armatura di un personaggio del videogame Halo alta almeno due metri. «Lavoriamo nel nostro garage. Ogni personaggio richiede circa un mese di lavoro», dice Simone. Un docente e gli studenti dell’istituto alberghiero di Arzachena lanciano la novità – nel mondo dei fornelli se ne parla da pochi anni – della cucina digitale. Capita così che una piccola stampante 3D prepari un formaggio di Kefir a forma di polpo. Ma gli stand al piano terra del museo sono decine, popolati da maker della zona, quelli arrivati da altre parti dell’isola e qualcuno anche dallo Stivale. C’è anche l’innovazione al servizio della salute. Alessandro Romaioli e Marco Ruocco, bresciani di “Isinnova”, proprio durante il periodo di quarantena hanno trasformato «semplici maschere da snorkeling in maschere utilizzate nei trattamenti intensivi – spiegano –. Negli ospedali scarseggiavano, ci son state chieste a Brescia, in altre regioni e nel resto del mondo», finora ne hanno prodotte circa 150mila in aiuto di migliaia di persone ricoverate. Ne sanno qualcosa anche i due maker di “Ailun Nuoro”, Alessandro Lutzu e Paolo Ledda, abituati a produrre nel mondo della simulazione medica e con la camera di commercio nuorese: «Lavoriamo per digitalizzare gli artigiani, forniamo prototipi e semilavorati a loro e alle scuole». In questi mesi si sono attivati creando, un po’ con le stampanti 3D e un po’ coi laser, box di protezione utilizzati negli ospedali per operare in sicurezza e visiere. I due maker di “Ar3d” di Sassari mostrano invece un tour virtuale della basilica di San Gavino a Porto Torres completo di dettagli, attraverso foto ad altissima risoluzione.
L’evoluzione. «Oltre all’unicità dell’iniziativa, è un modo per far confrontare tra loro tante figure che altrimenti non si sarebbero incontrate su questi temi». Lo dice l’ingegnere Antonio Burrai, volto del Fab Lab olbiese organizzatore del Maker Island. La manifestazione è stata sostenuta dal comune di Olbia attraverso l’assessorato alla Cultura, dalla Camera di commercio di Sassari-Nord Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, e da Cipnes e Cna Gallura. Tra gli stand c’era anche Maria Assunta Serra, commissario straordinario di Sardegna Ricerche: «Anche le piccole innovazioni sono lo strumento fondamentale per le grandi scoperte». Tutti d’accordo, i partner, sulla necessità di evolversi. Fa mea culpa il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi: «Parliamo sempre di innovazione, di tecnologie, ma poi le idee si perdono, noi istituzioni non abbiamo la forza di sostenerle». Nizzi trova una risposta nelle parole del direttore generale del Cipnes, Aldo Carta: «I fabbricatori digitali sono i produttori del futuro. È un’economia che deve essere percepita dal territorio».
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