Maker Island pensa già al suo futuro
di Paolo Ardovino
Conclusa la tre giorni sull’innovazione. Burrai: «Prima volta molto positiva»
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OLBIA. Un evento da ripetere. Tra le riflessioni e i bilanci che si faranno in questi giorni, l'unica certezza che porta con sé il "Maker island" è che andrà sicuramente riproposto. La manifestazione dedicata all'innovazione ideata dal Fab Lab di Olbia e svolta negli ultimi tre giorni al museo archeologico, si è conclusa ieri. Tra i tanti temi proposti, è stata l'occasione per scoprire realtà altrimenti relegate alla nicchia; protagoniste le scuole, che hanno mostrato come già la parola "maker" e il concetto di "innovazione" siano habitué nelle classi. A più livelli, dagli istituti primari ai licei e ai professionali. Sono arrivati a Olbia artigiani con interessi variegati e da più parti. Solo tra quelli isolani, hanno rubato le copertine e il primato di selfie i due di Tula creatori di armature cosplay; da Cagliari, il distributore di crocchette "Pawiz" dotato di giochi interattivi per cani e gatti e telecamera per interagire coi padroni; Ailun Nuoro ha messo in mostra prototipi sanitari e non solo. Sono alcuni esempi. Dallo stivale, Torino, Brescia, Roma le principali città rappresentate. I maker di "Isinnova" con le maschere da snorkeling riadattate in maschere per la terapia intensiva, la giacca con led, sensori e rilevatore di temperatura di Matteo Viscogliosi è stata presentata persino nella conferenza stampa iniziale. Ma è una carrellata minima dei 50 stand presenti. «L’idea era creare un’atmosfera informale con persone di tutte le età, esperti e semplici curiosi – commenta in conclusione l’ingegnere Antonio Burrai, del Fab Lab organizzatore del Maker Island –. In questo senso il riscontro è stato molto positivo. Era una prima volta, per noi del settore il termine “maker faire” è abusato, ma per chi non abituato era difficile capire il contenuto dell’evento». Molti istituti scolastici presenti: «E la maggior parte sono stati nostri partner in vari progetti innovativi, è stata anche un’occasione per mostrare quanto imparato». L’esempio migliore di “maker”, Burrai lo fa parlando dell’olbiese Francesca Falchi, arredatrice d’interni e da pochi mesi creatrice di oggettistica: «Il suo caso è esemplare, non è una semplice stampatrice 3D, ha proprio inserito questa componente nel suo percorso professionale proponendolo come plus». Adesso si contano le presenze e si fa il punto: «Aspettiamo che le conseguenze di questo evento maturino. Fatte poi le dovute considerazioni, penseremo a una seconda edizione».
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