Santa Teresa, «La mia bambina disabile discriminata a scuola»
La denuncia di una madre dopo che la figlia si è ferita in classe: «Negato il diritto di avere l’insegnante di sostegno tutti i giorni»
SANTA TERESA . «Alunna disabile uguale discriminazione». Ne è convinta la mamma di una ragazzina di 12 anni che da tempo si batte perché gli studenti con handicap abbiano le stesse opportunità di apprendimento degli altri. Ovviamente attraverso un piano educativo individualizzato in base alle difficoltà, ma sempre all'interno della scuola. «Chiedo un percorso formativo efficace – dice – perché mia figlia è alunna in una classe. In una scuola pubblica. Durante le ore di lezione è seguita da un’insegnante di sostegno, che giustamente ha un giorno di riposo alla settimana. Ebbene, in questo giorno deve continuare a essere seguita in modo costante e non deve essere lasciata mai sola. Sono rimasta sorpresa e amareggiata per aver saputo all’uscita di scuola da un’insegnante che mia figlia aveva sbattuto contro una finestra, procurandosi una piccola ferita. Tra l’altro le prescrizioni anti-Covid obbligano gli alunni a rimanere seduti, quindi non capisco come sia potuto accadere questo episodio». La donna racconta di aver saputo che l’insegnante rappresentante di classe avrebbe voluto chiedere all’assistente sociale la possibilità di mettere a disposizione dell'alunna un’educatrice. «Una richiesta del genere – afferma – va fatta solo dalla famiglia. Non certo da un’insegnante e senza informare in modo preventivo i familiari. Colgo l’occasione per ringraziare l’assistente sociale comunale, rappresenta un’istituzione che è sempre rimasta sensibile e ha messo a disposizione un’educatrice tra le mura di casa. Ma a scuola no. Ho massima stima e rispetto per il lavoro di tutti, compresa la dirigente scolastica, sempre attenta affinché non si verifichino episodi simili».
La famiglia chiede il diritto allo studio per l’alunna, sancito dalla Costituzione. «Lotto per i diritti di mia figlia da quando ha iniziato a frequentare la scuola dell’infanzia – racconta – Avere un insegnante di sostegno è un suo diritto. Lei ha una sindrome rarissima, colpisce un bambino ogni 125mila. Il medico che gliel’ha diagnosticata all’età di sei mesi ha detto che può essere solo stimolata perché purtroppo non ci sono cure. Le uniche terapie sono quelle del contatto con il mondo esterno e con l’ambiente scolastico. Deve compiere il percorso di crescita come fanno tutti i bambini. Non restare nel mondo “ovattato” della famiglia perché rischia di isolarsi completamente. Ha frequentato due mesi la scuola estiva dopo il lockdown dell’emergenza sanitaria. L’abbiamo vista rinascere, socializzare dopo mesi di chiusura. La scuola è una terapia per rapportarsi con gli altri, non chiediamo altro».
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