Volontariato senza tregua: inghiottiti dalla pandemia

Sono stati circa 5mila i chilometri percorsi dalle ambulanze nel giro di pochi mesi Protezione civile mobilitata per l’emergenza, ma anche per assistere gli anziani

TEMPIO. Tutto sta nei numeri che possono rappresentare l’impegno senza precedenti dei volontari della Protezione civile. Mai come in questo periodo hanno dovuto fare fronte a richieste di soccorso e intervento che hanno messo – e stanno tuttora mettendo – a dura prova l’associazione. La fatica è tanta, molto è stato fatto e nessuno – nemmeno il più ottimista dei volontari o il presidente Roberto Cossu, che ha sempre una parola di incoraggiamento per tutti – può dire con certezza quanto ancora ci sia da fare. «Siamo come lo specchio di un’intera comunità – dichiara Cossu – e, quindi, ci troviamo anche noi inghiottiti dalla grande voragine creata dalla pandemia». Cresce, infatti, il numero di interventi richiesti alla Protezione civile e così anche la loro complessità. Tutti i volontari hanno fatto tesoro dell’esperienza accumulata durante la prima ondata di diffusione del virus e tutti continuano a rimboccarsi le maniche, senza risparmiarsi. L’emergenza sanitaria è diventata il principale, quasi esclusivo, campo d’intervento.

Per fronteggiarla sul territorio la Protezione civile ha davvero dovuto fare i proverbiali salti mortali. Sono state installate tre tende pneumatiche di 40 mq, due a Olbia e una a Tempio, due gazebo utili per creare una zona filtro all'ingresso dell'ospedale ed è stato effettuato un numero altissimo di trasporti. Continua, inoltre, la collaborazione con la Caritas e le scuole per la consegna di materiali didattici anche nei Comuni limitrofi. Ci sono poi gli anziani da assistere, garantendo il servizio di ritiro e consegna dei farmaci a domicilio. Quotidianamente impiega una media di 12 volontari, qualche volta 10, altre 15, quando occorre dispiegare sul campo tutte le risorse umane su cui può contare. Impressionante è il numero di chilometri percorsi dai mezzi che ha a disposizione. Più di 5.000 in pochi mesi. Ogni giorno si fanno i conti con le attività programmate e con le imprevedibili emergenze del quotidiano. Si tengono d'occhio con preoccupazione anche le spese che crescono. «Siamo un’associazione di volontariato e ci ritroviamo ad affrontare grosse spese impreviste dovute all’acquisto sempre più massiccio di dispositivi di protezione individuale che, nel caso di questa pandemia, non si sono limitati a semplici mascherine o guanti».

È stato, infatti, necessario dotare tutti i volontari di kit di vestizione isolanti. «Indispensabili – precisa Cossu – per proteggersi dal virus e operare in sicurezza». Indossare le tute protettive e sanificare ambienti e mezzi è un’altra operazione che ha i suoi costi. Non solo in denaro, ma anche in termini di tempo. «È necessaria una vestizione e svestizione dai dispositivi di protezione individuali, e così anche i tempi di durata per ogni singolo intervento si sono dilatati; perciò si è obbligatoriamente meno celeri nel garantirli tutti velocemente quando questi vengono richiesti contemporaneamente». Tempi lunghi e spese da sostenere sempre più onerose. Per ogni trasporto di persona sospetta di aver contratto il covid è necessaria la sanificazione dell’ambulanza. Operazione che è diventata di routine, ma che non può essere eseguita con superficialità. Occorre così l’intervento di un’impresa specializzata di Olbia. Tutto ciò fa sì che si dilatino i tempi e così, inevitabilmente, anche i costi.

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