La Nuova Sardegna

Olbia

Tamponi al Mater, il Tar archivia

di Giandomenico Mele
Tamponi al Mater, il Tar archivia

Cade il ricorso della Regione contro l’ordinanza del sindaco Nizzi: cessata la materia del contendere 

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OLBIA. Cessazione della materia del contendere. Con questa motivazione sono caduti i presupposti giuridici del ricorso al Tar sull’effettuazione dei tamponi al Mater Olbia, proposto dalla Regione contro l’ordinanza del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. La Regione contestava la legittimità dell'ordinanza firmata dal sindaco il 22 agosto che, nel pieno dell'emergenza Covid durante l’estate, autorizzava il Mater Olbia a eseguire i tamponi. L'amministrazione regionale aveva in seguito autorizzato il Mater, come altri centri privati, a eseguire i test e solo dopo questa decisione lo stesso Nizzi aveva annunciato la revoca della sua ordinanza, data la mancanza di interesse a tenerla in vita. I legali delle controparti, sia la Regione che il Comune di Olbia, hanno concordato nelle proprie memorie di chiedere al Tar la conclusione del giudizio proprio per la cessazione della materia del contendere.

No alla sospensiva. Il Tar aveva già respinto poche settimane fa la domanda di misure cautelari monocratiche proposta dalla stessa Regione con il ricorso presentato nei confronti del Comune e del Mater Olbia. La Regione chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dell'ordinanza del Comune che aveva ad oggetto le “Misure di contrasto alla diffusione del virus Covid-19 sul territorio comunale, attraverso l’attivazione diagnostica molecolare Covid-19 per cittadini e stranieri”.

Il caso. Il Tar aveva deciso di respingere la richiesta di sospensiva della Regione, rimandando all’udienza di ieri per la trattazione del caso. Di fatto i tempi della giustizia hanno reso obsoleta una questione già caduta sulla base dei provvedimenti legislativi assunti in seguito, per cui non erano più attuali le ragioni per cui il tribunale contestava l’ordinanza emessa dal sindaco Nizzi nell’agosto scorso: con la quale aveva ordinato al Mater Olbia “di porre in essere ogni attività necessaria al fine di effettuare, presso il proprio laboratorio di analisi, test molecolari Covid-19, basati sull’identificazione di Rna virale, mediante tamponi nasofaringei».

Vittoria politica. Resta certamente, a margine della battaglia giudiziaria interrotta con un patto di non belligeranza, la vittoria politica del sindaco di Olbia. Dallo scorso 24 agosto, infatti, dopo l’ordinanza di Nizzi, era stato possibile eseguire al Mater Olbia il tampone naso-faringeo per la diagnosi di infezione, basato sull’identificazione di RNA virale. L’ordinanza disponeva che il laboratorio del Mater effettuasse i tamponi naso-faringei, con spesa a totale carico dei cittadini, nei seguenti casi: cittadini assistiti, privi di sintomi, previa richiesta dei medici prescrittori; poi i cittadini stranieri che dovessero ottemperare a eventuali richieste di certificazione di negatività per il rientro nel proprio Stato di origine.

Il ricorso. Il presupposto del ricorso al Tar era che, sebbene il Mater Olbia fosse stato poi accreditato all'effettuazione dei test molecolari dalla Regione, a seguito della verifica della sua idoneità, la stessa Regione riteneva che “la coesistenza del provvedimento impugnato e di quelli regionali disciplinanti la medesima materia, può ingenerare confusione in chi è coinvolto nella procedura e così mettere a rischio la sicurezza e la salute di operatori e cittadini”. Il Tar, tuttavia, non aveva ravvisato gli estremi per applicare misure cautelari di sospensione dell’ordinanza di Nizzi, considerato che a seguito dell’emanazione delle richiamate disposizioni regionali, il Mater Olbia non poteva non attenersi alle stesse, con la conseguenza che il danno prospettato non appariva attuale, essendovi peraltro consistenti dubbi sulla permanenza degli effetti dell’ordinanza.

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