«Venti ore con zia Jole morta per Covid»

La Maddalena, il racconto di Francesca, infermiera e nipote della 90enne deceduta in attesa del trasferimento a Olbia

LA MADDALENA. Il dolce ricordo di zia Jole, gallurese dal carattere forte e deciso colma in parte il vuoto lasciato nella vita di chi l’ha amata e curata sino all’ultimo respiro. Maria Francesca Iolanda Franco, 90 anni, originaria di Monti è morta nell’ospedale Paolo Merlo, dove venti ore prima era stata ricoverata perché positiva al Covid-19. Era in attesa del trasferimento in uno dei presidi Covid attrezzati dell’isola. «È stata la nostra zia “bambina” amata sopra ogni cosa, la sua mancanza sarà difficile da colmare». Sono le parole di Francesca D’Onofrio, infermiera nel reparto Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) del “Paolo Merlo” e nipote della donna. Jole si era trasferita tre anni fa alla Maddalena. Per Francesca una doppia sofferenza. Ma il suo racconto è incentrato sul lato umano della vicenda più che su quello professionale. Conosce bene quello che avviene tra le mura di un reparto in emergenza. Le difficoltà, la corsa contro il tempo e tutti i tentativi per salvare vite umane. «Zia non è mai arrivata a Olbia – dice –. L’ho assistita personalmente per venti ore. Era affetta da altre patologie, magari sarebbe potuta morire anche un’ora dopo il suo trasferimento. Conosciamo bene le difficoltà nel reperire anche un solo posto libero nelle strutture idonee, ma una lunga attesa è inammissibile. Lo è stata per zia, come lo è stata anche per altri concittadini trasferiti dopo quasi 24 ore. E che fortunatamente ora sono tornati a casa». Per un parente è molto doloroso rimanere inerme. «Parlo da nipote – dice –, da familiare di una zia bella e che ci faceva ridere, nonostante il suo carattere forte e combattivo. Era orgogliosa di essere nata e vissuta a Monti. Il 18 aprile avrebbe compiuto 90 anni. Avremo voluto festeggiarla come meritava. L’abbiamo riportata a Monti, nel suo paese». Francesca racconta una pagina dolorosa della sua vita privata perché proprio come familiare vuole far capire il suo stato d’animo. Jole era sua zia, ma anche una paziente positiva al Covid. Quanto è accaduto quel giorno in ospedale è un esempio di ciò che vorrebbe non si verificasse più. «Non entro nei meriti della vicenda – sottolinea –. Posso solo dire che il “Parlo Merlo” non è attrezzato per questo tipo di emergenza, come invece ha sottolineato il direttore della Assl di Olbia. Dovrebbe spiegare bene ai maddalenini qual è l’apparecchiatura super tecnologica che sarebbe stata utilizzata e quali sono gli anestesisti a disposizione. Infermieri e medici operano tra mille difficoltà. Come familiari ci saremmo aspettati delle scuse dall’Ats per quanto accaduto, non precisazioni su una fantomatica strumentazione. Siamo rimasti in silenzio, chiusi nel nostro dolore e con la vicinanza di tutta la comunità. Non ci siamo costituiti parte civile, abbiamo tenuto conto dell’età di zia Jole, magari sarebbe potuto succedere anche se fosse stata trasferita un’ora dopo dal suo arrivo al Paolo Merlo. Di certo la porteremo sempre nel cuore».

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