Spaccio di droga in centro, concluse le indagini
Avviso della Procura a quattro persone. Nelle intercettazioni le dosi diventano birrette e caffettini
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OLBIA. Cassa di birra, chiave, birretta, caffè, caffettino, cannoncino, regalino, vuoti ecc. Sono le parole in codice che, secondo gli investigatori del commissariato di polizia di Olbia, venivano utilizzate nelle telefonate di un gruppo di persone finite nei guai con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare marijuana.
Nei giorni scorsi, gli indagati hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e adesso attendono le decisioni della Procura della repubblica.
L’inchiesta era partita nell’ottobre del 2019 ed era andata avanti fino alla scorsa estate. Gli agenti, nell’ambito dei controlli per la prevenzione dello spaccio nel centro cittadino e in altre zone della città, hanno individuato una serie di persone di cui sono stati controllati i movimenti. Contestualmente sono stati sottoposti sotto intercettazione i loro telefoni, attraverso i quali, secondo l’accusa, avvenivano gli accordi per la vendita e lo scambio degli stupefacenti. Conversazioni in codice dove la droga non veniva chiamata con il suo nome ma nei modi più disparati. Fino a quando, anche attraverso le ammissioni fatte dagli acquirenti/consumatori sottoposti a interrogatorio gli investigatori hanno ritenuto di avere prove sufficienti.
Sono così finiti nei guai Francesco Ghera, 52 anni (difeso dall’avvocato Giampaolo Murrighile), Sergio Di Leone, 41 anni (difeso dall’avvocato Nicoletta Mani), Gabriele Degortes, 32 anni (difeso dall’avvocato Gesuino Achenza) e Samuele Rausa, 22 anni (difeso dall’avvocato Antonello Desini). Per gli indagati, nello scorso mese di giugno, il giudice delle indagini preliminari aveva disposto, come misura cautelare, l’obbligo di presentarsi tutti giorni alla polizia di Olbia. (r.o.)
Nei giorni scorsi, gli indagati hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e adesso attendono le decisioni della Procura della repubblica.
L’inchiesta era partita nell’ottobre del 2019 ed era andata avanti fino alla scorsa estate. Gli agenti, nell’ambito dei controlli per la prevenzione dello spaccio nel centro cittadino e in altre zone della città, hanno individuato una serie di persone di cui sono stati controllati i movimenti. Contestualmente sono stati sottoposti sotto intercettazione i loro telefoni, attraverso i quali, secondo l’accusa, avvenivano gli accordi per la vendita e lo scambio degli stupefacenti. Conversazioni in codice dove la droga non veniva chiamata con il suo nome ma nei modi più disparati. Fino a quando, anche attraverso le ammissioni fatte dagli acquirenti/consumatori sottoposti a interrogatorio gli investigatori hanno ritenuto di avere prove sufficienti.
Sono così finiti nei guai Francesco Ghera, 52 anni (difeso dall’avvocato Giampaolo Murrighile), Sergio Di Leone, 41 anni (difeso dall’avvocato Nicoletta Mani), Gabriele Degortes, 32 anni (difeso dall’avvocato Gesuino Achenza) e Samuele Rausa, 22 anni (difeso dall’avvocato Antonello Desini). Per gli indagati, nello scorso mese di giugno, il giudice delle indagini preliminari aveva disposto, come misura cautelare, l’obbligo di presentarsi tutti giorni alla polizia di Olbia. (r.o.)
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