Carrano e l’arte di costruire le barche
La Maddalena, il maestro d’ascia racconta le gioie e la crisi del mestiere
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LA MADDALENA. «Prima che arrivasse la crisi era possibile costruire barche nuove. Ne ho costruito ben quattro all’anno, anche un’imbarcazione come il leudo Leonidas di 15 metri che in Italia non si costruiva più da 80 anni. Ora invece il lavoro e le richieste sono diminuite e ci limitiamo alle sole ristrutturazioni, tanto è vero che ho anche avuto il tempo di scrivere un libro». Parla il maestro d’ascia Vincenzo Carrano, 62 anni. Da 42 anni lavora con scalpello e calafati nell’officina a pochi metri dal ponte di Caprera, lasciatagli dal padre Mario con il quale ha iniziato a imparare il mestiere fin da bambino. Ha raggiunto il titolo di maestro d’ascia all’età di 33 anni. Con orgoglio e soddisfazione conferma che il suo maestro è stato il padre Mario, che ha insegnato la professione anche al fratello che però faceva il falegname. Vincenzo Carrano vorrebbe trasmettere la sua arte ma è deluso. «I giovani di oggi – spiega – non si avvicinano al mestiere perché devono fare sacrifici, non ammettono che prima di considerarsi pronti devono apprendere. E non capiscono che apprendere quest’arte dà soddisfazione». Carrano una soddisfazione l’ha avuta con il suo libro “L’uomo, la barca, il vento”, editore Paolo Sorba. In quelle pagine, descrive come si costruisce una barca, il gozzo maddalenino, le barche a vela. E poi la storia delle vele latine, le regate per raggiungere Bonifacio in Corsica con la “Rotta dei contrabbandieri”. «È indiscutibile – dice – che il legno, nell’ambiente della cantieristica navale, mantenga il suo fascino, il colore intenso, il suo rapporto con il mare, il profumo che acquista con gli anni, ma anche la forza, la resistenza, la ricchezza di rifiniture e dettagli, caratteristiche che si contrappongono alle antagoniste in vetroresina ». (a.n.)
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