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cronaca

Bellezze da scoprire: passato e presente “Nella città di Iolao”

Allestita nella libreria Ubik la nuova mostra di Irene Recino Il tempo che passa in venti disegni con la china e il pennino


13 dicembre 2020 di Paolo Ardovino


OLBIA. Come prima, meglio di prima. A distanza di un anno, un’altra mostra personale di Irene Recino viene esposta tra gli scaffali della libreria Ubik di viale Aldo Moro. Sì, di nuovo Olbia è il soggetto scelto, divisa nei suoi scorci e nei suoi dettagli. Il legame con il tempo continua e si fa più profondo. Però, stavolta, agli acquerelli si uniscono opere realizzate con la china e pennino, il percorso viaggia su una dimensione simile nell’intenzione ma diversa nella forma. L’Olbia nei tratti di Irene Recino dialoga con la sua storia e la sua quotidianità nell’esposizione “Nella città di Iolao. Passaggi di tempo”. Visitabile sino a gennaio.

La mostra. «Ho sistemato l’allestimento giusto qualche giorno fa, sento ancora l’adrenalina – così dice, “dall’altra parte della cornetta” si sarebbe detto un tempo, l’artista –. È un lavoro frutto di un’esigenza nata durante la pandemia, e cioè trovare qualcosa di bello da raccontare. Si tratta di un passo in più del mio progetto iniziale, di cui mi occupo da un paio d’anni e che ancora non è finito». Il riferimento è a una prima mostra, poi raccolta in un volume, dal titolo “Abitare il tempo”. Con la delicatezza degli acquerelli e delle matite, la città veniva fermata in istantanee che raccontavano ora i luoghi più noti ora gli angoli più nascosti. L’anno scorso è arrivato anche l’epistolario olbiese, dove una trentina di volti storici venivano raccontati, insieme agli scritti di Fabrizio Derosas. Quei volti sono finiti anche nelle pensiline delle fermate Aspo. Stavolta, i “Passaggi di tempo” di Irene Recino sono un ulteriore racconto. «Avevo bisogno di farlo con uno sguardo diverso rispetto ad “Abitare il tempo” – spiega –, e da qui il fatto di introdurre l’aspetto umano e degli antichi mestieri, e l’utilizzo di una nuova tecnica». Il risultato è un vero e proprio “viaggio nella bellezza”, come Scrive Marco Bittau, giornalista della Nuova Sardegna”, nella locandina che introduce la visita alla mostra in libreria.

Passato e presente. Quasi tutte le 20 opere esposte sono state create con la china. Chine colorate, acquerellate. Alcune rosse, altre tendenti al verde, altre dalle linee scure, praticamente tutte monocromatiche, «tranne la chiesa di San Vittore – fa notare subito Irene –, lì ci sono chine di diversi colori insieme». Della chiesetta campestre, in realtà, è raffigurata solo l’iscrizione. Di San Paolo la sola cupola, di San Simplicio l’abside. «Per questo viaggio sono ripartita dal mare, dalle barche di Cala Saccaia. Da lì dettagli di luoghi del quotidiano, come il parco Fausto Noce. E la ricerca di professioni del passato, come s’indattaraiu». Passato e presente, l’intreccio è fondamentale. La citazione del nipote di Ercole nel titolo dice questo, che una certa storia Olbia ce l’ha e va guardata. «Credo comunque che questo percorso non sia ancora finito», alla prossima mostra.

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