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Lascia Milano per Stintino, la scelta di una top manager: «Meglio vivere fronte mare che stare in una centrifuga»

di Massimo Sechi
Lascia Milano per Stintino, la scelta di una top manager: «Meglio vivere fronte mare che stare in una centrifuga»

A 40 anni Alessandra Ciliberto lascia il capoluogo lombardo, ottiene il lavoro da remoto e si trasferisce tutto l’anno nell’isola: meno carriera, più natura, tempo per sé e per la figlia, tra opportunità e ostacoli di chi sceglie di ripopolare i piccoli centri

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Stintino In una Sardegna che continua a fare i conti con lo spopolamento e con la partenza di tanti giovani verso le grandi città, c’è anche chi decide di invertire la rotta. Lasciare Milano, con i suoi ritmi serrati e le opportunità professionali, per tornare a vivere nell’isola, a Stintino.

A raccontarlo è Alessandra Ciliberto, manager specializzata nei settori salute, benessere, alimentare e farmaceutico. «Dopo oltre vent’anni trascorsi nel capoluogo lombardo ho scelto di rientrare nel luogo dove ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza. Ho chiesto e ottenuto dall’azienda per la quale lavoro il full remote e da pochi giorni sono di nuovo in Sardegna», spiega Alessandra.

«La mia famiglia è originaria dell’isola d’Elba, mio padre è un corallaro e quando ero molto piccola ci siamo trasferiti a Stintino. Poi a 18 anni sono andata via per l’università a Milano, dove poi sono rimasta a lavorare». Oggi, al compimento dei quarant’anni, la scelta di tornare segna una nuova fase della sua vita. Il tema della distanza dalle aree urbane e dai servizi, spesso al centro del dibattito quando si parla di piccoli centri, non l’ha fermata.

«Tante persone mi dicono “Stintino d'inverno sarà un mortorio”, ma se è un mortorio un posto dove ti svegli con gli uccellini, non hai traffico, puoi fare una passeggiata tranquillamente, a me sta bene, soprattutto se l’altra opzione è vivere in una centrifuga tutto l'anno. Penso che tante persone smettano di ascoltare le proprie esigenze più profonde perché assorbite da uno stile di vita molto pieno».

La conferma è arrivata anche dalla reazione di tanti ai suoi post nei quali annunciava la scelta di ritornare a vivere in Sardegna. «Nessuno ha mai calcolato le cose che scrivevo su Linkedin, ma negli ultimi due dove parlo della decisione di andare via da Milano, ho centinaia di like e decine di migliaia di visualizzazioni. L’idea della ricerca di una vita più lenta, più autentica, più semplice è molto sentita, almeno per una parte della mia generazione»

Appassionata di yoga e meditazione, con esperienze anche nella conduzione di corsi di mindfulness, Alessandra Ciliberto racconta di aver avvertito sempre più forte la mancanza di una dimensione naturale. «Sentivo a Milano tantissimo la mancanza di una dimensione più vicina alla natura, anche per questo motivo ho chiesto il part-time per poter avere più tempo per lo sport, lo studio e le attività personali che sono fondamentali nella vita di ogni persona».

La decisione ha comportato qualche rinuncia economica, ma non professionale. Dopo 18 anni nella stessa azienda, il lavoro da remoto è diventato una possibilità concreta, anche grazie al cambiamento culturale accelerato dalla pandemia. «Tante cose che magari fino a pochi anni fa si ritenevano impossibili, adesso finalmente sono più accessibili». Il ritorno è stato condiviso anche dal compagno, di origini brasiliane e con un passato lavorativo nell’isola, pronto ora a reinventarsi. Una scelta di vita che mette in secondo piano la carriera: «Milano può offrire possibilità diverse, ma è un momento della mia vita in cui non mi interessa. Sono innamorata di questo progetto di vita a Stintino tutto l’anno e iniziarlo alla vigilia dell’ingresso alle elementari di mia figlia mi è sembrata la cosa migliore anche per dare a lei una qualità della vita migliore».

Qualche incognita rimane, soprattutto legata a un modello lavorativo mai sperimentato prima. «Non ho mai provato il full remote: sarà da scoprire. Non incontrare i colleghi se non ogni due o tre mesi può essere uno svantaggio, ma se il controvalore è poter andare alla Pelosa da maggio a ottobre penso che sopravviverò».

Sulle distanze dai servizi essenziali, invece, il paragone con la città ridimensiona le preoccupazioni: «A Milano ci mettevo 40 minuti per arrivarci. Anche per andare in ufficio ci mettevo lo stesso tempo. Solo che i miei spostamenti non erano con vista su pascoli verdeggianti, ma con vista tangenziali». C’è infine poi un aspetto che guarda al futuro dei territori, in particolare proprio quelli dell’isola a rischio spopolamento: la possibilità di attrarre lavoratori digitali. «Puntare sui lavoratori da remoto sicuramente è una strada ma il primo nodo da sciogliere resta quello degli alloggi. È stato difficilissimo trovare una casa in affitto tutto l’anno adatta a viverci, questo perché la forte presenza di seconde case è un ostacolo concreto per chi vorrebbe trasferirsi stabilmente». Alessandra questa scelta l’ha già fatta e tra i messaggi ricevuti è arrivato anche quello della sindaca di Stintino Rita Vallebella, felice di poter accogliere una bambina in più nella scuola del paese. 

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