La Nuova Sardegna

Olbia

Odissea a Londra: «Abbandonato da Alitalia»

di Giuseppe Pulina
Odissea a Londra: «Abbandonato da Alitalia»

Finisce male la vacanza del tempiese Luca Balata, “prigioniero” senza possibilità di ritorno a casa

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TEMPIO. Tra i tanti connazionali che dovranno trascorrere Natale sul Tamigi o, comunque, oltre Manica, c’è anche il giovane tempiese Luca Balata. La sua è una di quelle favole quotidiane del Natale che, contrariamente a quanto accade in un film, stanno conoscendo un epilogo amaro. La rabbia di Luca è così forte che ha deciso di renderla pubblica, raccontando quella che ha definito la storia del suo “non-ritorno a casa”.

«Lunedì avevo il volo per l’Italia, Heathrow-Fiumicino alle 16.55, con Alitalia. Vado in aeroporto con un po’ di anticipo, perché, sentendo le notizie, immaginavo ci sarebbe stata un po’ di confusione. Avevo già fatto il test come da legge e fortunatamente ero risultato negativo». La speranza che tutto possa andare liscio è perciò ben riposta e Luca già pregusta l’abbraccio dei suoi, una volta atterrato in Sardegna. A farglielo pensare era stata la stessa Alitalia che, alle 14 in punto, stava già predisponendo l’apertura del check-in, distribuendo le autocertificazioni da compilare per la partenza. «La gente – prosegue Luca – si mette in fila, ma il check-in non apre. Mi viene detto che aspettano l’autorizzazione del governo italiano per volare, e questo per via della situazione di emergenza nel Regno unito. C’è molta confusione. Tanti preoccupati che non vedono i cari da tanto, incluso me. Verso le 15.30 ci viene annunciato che il volo è cancellato e che l’Italia ha bloccato i voli dallo UK. Ci viene detto di tornare a casa. Io mi chiedo e chi non ha casa a Londra? Il caos degenera, tanti protestano e chiedono il rimpatrio. Nessuna notizia ufficiale dal governo italiano era stata data ai cittadini». La rabbia di Luca e degli altri passeggeri bloccati all’aeroporto di Heathrow cresce quando scoprono che ad altre compagnie aree era stato concesso di decollare per l’Italia. “Tornate a casa” è la sola “spiegazione” che viene fornita. La protesta continua e a tutti viene data la “bella” notizia che tutti i voli per l’Italia sono cancellati fino al 6 gennaio. Luca non si perde d’animo. È uno tosto, ha studiato anche negli Stati Uniti, ha girato per il mondo e conosce l’inglese come un madrelingua. Prova a contattare il consolato e l’ambasciata ma nessuno risponde. Nel frattempo, altri vettori prendono il volo. Alle 17, tramite un post su Facebook, il consolato di Londra comunica che l’Italia ha deciso di bloccare i voli dall’Inghilterra. «Sembra assurdo. Nessuna risposta, la gente è incredula. Siamo stati abbandonati. Un blocco che viene inserito a metà giornata, ma c’è stato chi ha avuto la fortuna di volare con altre compagnie o la mattina è riuscito a tornare in Italia. Rimango in aeroporto fino alle 19 nel caso in cui ci fossero dei cambiamenti last minute. Chiamo al telefono Alitalia, che avrebbe dovuto assicurare assistenza ai passeggeri lasciati a terra. Mi viene ripetuto di tornare a casa e che la compagnia non mi deve niente e che niente possono fare». «Passato un giorno – continua Luca Balata – provo a chiamare ambasciata e consolato per il rimpatrio, ma ancora una volta nessuno risponde. Mi sento abbandonato e sono rimasto solo. E penso che è in un momento di crisi come questo che lo Stato dovrebbe prendersi cura dei propri cittadini».

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