A Olbia esplode la bomba della povertà: in grosse difficoltà il 30% degli abitanti
Don Tamponi: "Il doppio pacco di Natale non basta, abbiamo acquistato 25mila euro di carne e pesce per dopo l’Epifania"
OLBIA. Il doppio pacco di viveri consegnato prima di Natale non è bastato. Il bisogno di aiuto, con le bollette che continuano ad arrivare e gli affitti da pagare, non conosce tregua. E la bomba della povertà, così come aveva detto don Antonio Tamponi, è esplosa sotto l’Albero.
Arrivando quasi a sfondare la porta della solidarietà. Il parroco della basilica di San Simplicio, che è anche delegato vescovile della carità nella città di Olbia, non riesce a fermarsi un attimo. Perché i nuovi poveri, nati col Coronavirus, continuano a bussare. E il cartello affisso sulla porta del suo ufficio e con il quale si avvisa che “i servizi caritativi sono sospesi sino al 7 gennaio” sembra inesistente.
Ogni giorno, ogni ora, ogni momento, c’è una voce disperata che grida aiuto. E allora, per i casi più urgenti, un operatore della Cittadella della Carità, che dovrebbe essere in ferie (così come i suoi colleghi e i dipendenti della Curia), si siede volontariamente alla guida di un furgone per portare cibo e tutto ciò che occorre alle famiglie che non hanno più neanche un pezzo di pane. In attesa che la grande macchina della generosità riprenda a funzionare a pieno ritmo.
Don Antonio Tamponi fa un po’ di conti della spesa. Quella montagna di provviste che dovranno essere distribuite dopo l’Epifania. «Abbiamo già acquistato 15mila euro di carne e 10mila euro di pesce. Arriveremo a 40mila euro, considerato che dobbiamo ancora comprare altri viveri e tutto ciò che serve in una casa, compresi i pannolini per i bambini. Noi, come Cittadella, facciamo anche questo. Non diamo soldi alle famiglie che si trovano in difficoltà, ma forniamo cibo e paghiamo loro le bollette e gli affitti, spesso troppo alti. Da marzo a dicembre siamo arrivati a quota 350mila euro. E questo accade perché almeno il 30% della popolazione di Olbia è molto povera». Ma si arriva anche al 50% se si considerano tutte le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Sì, perché ora, a causa della forza distruttiva della pandemia, non sono più moglie e marito a lavorare ma solo uno di loro. E, in qualche caso, nessuno.
Alla Cittadella della Carità, ogni mattina, si presentano almeno 10-15 persone per ritirare un pacco di viveri. E ne vengono consegnanti dai 40 agli 80 al giorno. «Come detto, prima di Natale, ne abbiamo consegnato uno doppio a tutti - chiude don Tamponi - con la speranza che le feste potessero trascorrere serene. E invece sono arrivati tantissimi messaggi e telefonate in cui si avvertiva la disperazione: “Abbiamo bisogno, abbiamo bisogno”. Noi continuiamo a rispondere, anche grazie agli aiuti di aziende e privati, perché è la nostra missione. E perché in questa situazione drammatica nessuno deve essere lasciato solo».
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