La Nuova Sardegna

Olbia

La città invecchia ancora ma la popolazione cresce

di Giuseppe Pulina
La città invecchia ancora ma la popolazione cresce

Dopo il calo degli ultimi sei anni, si è registrato un timido aumento dei residenti Il 56,7% degli abitanti ha più di 45 anni e i divorzi hanno superato i matrimoni

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TEMPIO. La città invecchia e mantiene stabili i suoi standard demografici. Il 2020 appena trascorso consegna un’immagine di Tempio che, sotto il profilo demografico, non sembra avvertire gli effetti del tempo che scorre. Se negli ultimi sei anni il totale dei residenti stava andando lentamente e progressivamente diminuendo, dai dati demografici registrati in Anagrafe risulta che al 30 dicembre 2020 il numero di chi vive in città o nel territorio comunale è superiore a quello registrato per il 2019: in sostanza, si sarebbe passati dai 13.632 abitanti del 2019 ai 13.658 del 2020. Un aumento dello 0,2% che, per quanto piccolo possa sembrare, non è da considerare irrilevante.

Tempio riproduce in buona parte le stesse tendenze presenti nel resto dell’isola: cresce l’età media della popolazione (indubbio segno di invecchiamento), il saldo naturale tra chi nasce e chi viene a mancare prosegue nella sua negatività e aumenta sensibilmente il numero dei nuovi nuclei familiari.

La media dei componenti per famiglia, pari oggi a 2,34, continua invece ad abbassarsi. Segno che anche Tempio non sfugge alla dinamica generale, ma verrebbe da dire “globale”, che sta ristrutturando fisicamente la famiglia.

Numeri alla mano. Sempre attraverso i dati demografici registrati in Anagrafe si viene a sapere che dei 52 nati nel 2020 due su tre sono femmine. Quasi pari è invece la distribuzione per genere dei 146 morti (75 femmine e 71 maschi). Decresce del 6% la presenza di stranieri residenti: 448, secondo i dati Istat, nel 2019, sono oggi 421, vale a dire il 3,1% della popolazione. La comunità straniera più numerosa è quella rumena, che rappresenta non meno della metà di tutti gli stranieri presenti sul territorio. In misura quasi uguale seguono quelle provenienti da Marocco e Cina.

Pandemia, matrimoni e indici di vecchiaia. È probabile che sul numero dei matrimoni registrati in Comune abbia inciso non poco la serie di decreti anti-Covid che hanno complicato il progetto delle coppie di convolare a nozze. Dai dati forniti dall’Ufficio Anagrafe si apprende, comunque, che il numero dei divorzi è stato superiore a quello delle unioni matrimoniali: 18 contro 15. Dei 15 matrimoni ben 11 sono quelli civili. Altro segno, si potrebbe dire, dei tempi che corrono. Tale è anche il processo di invecchiamento in corso.

Da una rapida scorsa ai dati Istat si scopre che il 56,7% della popolazione ha più di 45 anni. Significa che cresce l’indice di vecchiaia con il quale si definisce il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni e quello dei giovani che non hanno superato i 14 anni. Secondo questo indice, nel 2020 risulterebbero 227,1 “anziani” ogni 100 giovani. Va da sé, quindi, che a crescere sia anche l’indice di ricambio della popolazione attiva che ci informa sulla forbice tra il numero dei residenti vicini alla pensione e quello dei giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro. Sempre più anziani, sempre meno giovani e con opportunità occupazionali sempre meno allettanti.

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