Olbia, il Pd: "Senza piano anti-alluvione sviluppo edilizio bloccato"
I consiglieri della Coalizione civica contro il no della Regione: "Fino a quando non si metterà in sicurezza la città il Puc non verrà attuato"
OLBIA. Una città condannata ad altri anni di insicurezza e con uno sviluppo economico azzoppato. Descrivono così l'Olbia di domani i consiglieri comunali del Pd dopo la rottamazione del Piano Mancini da parte della giunta regionale. L'organo di governo del presidente Solinas ha recepito il parere negativo del Servizio valutazioni impatti ambientali e ha atterrato il progetto di messa in sicurezza a un passo dalla gara d'appalto.
Per il sindaco Settimo Nizzi una decisione che rispecchia la volontà degli olbiesi, da sempre contrari a quel piano. Per la Coalizione civica e democratica una scelta politica che genera forte preoccupazione e fa male alla città.
"Sono passati sette anni da quel maledetto giorno che la città non ha mai dimenticato.Una decisione che segna un ulteriore duro colpo per la nostra comunità - è il pensiero dei consiglieri Rino Piccinnu, Antonio Loriga, Patrizia Desole, Ivana Russu, Giorgio Corrias e Amedeo Bacciu -. In attesa di conoscere le motivazioni tecniche e non quelle politiche contenute nella delibera, Olbia allunga ancora di più la sua agonia, che la vedeva ormai a un passo dall’avvio dei lavori delle opere, ritrovandosi invece ancora dentro lungo il "tunnel" di paura e incertezza".
Si parte da capo. Se lo Svi avesse dato parere positivo al Piano Mancini, giudicando sostenibile l'impatto ambientale del progetto, la giunta Solinas avrebbe dovuto esprimere un voto favorevole e si sarebbe passati alle gare di appalto. Con il voto contrario si ritorna alla casella iniziale. Il Comune di Olbia, che nel 2017 aveva investito 200mila euro per assegnare la progettazione di uno studio alternativo, intende andare avanti con il Piano Technital. Nizzi garantisce che entro sei mesi il team di ingegneri guidati da Simone Venturini trasformeranno lo studio di fattibilità in un progetto definitivo esecutivo. Renderanno cioè concreta una delle due ipotesi di messa in sicurezza: canale scolmatore di 11 chilometri più una maxi vasca di laminazione a Putzolu o galleria scolmatrice senza vasca ma con una doppia "corsia".
Edilizia congelata. All'indomani del 18 novembre 2013 molte zone della città finite sotto l'acqua sono state classificate a rischio idraulico. Un numero al fianco della sigla Hi, attribuisce il livello di pericolosità. Hi4 molto elevata, Hi3 elevata, Hi2 media e Hi1 moderata. Le aree intorno ai fiumi che hanno esondato causando distruzione e morte sono Hi4. Lì non si può mettere nemmeno un blocchetto almeno fino a quando non verranno realizzate le opere di mitigazione del rischio.
Puc sospeso. "Una città che ancora per molti anni vedrà tutte le zone presenti nel proprio tessuto urbanistico attualmente soggette a rischio idrogeologico totalmente vincolate con la preclusione a qualsiasi tipo di investimento edilizio e con un Puc, tanto acclamato, che però nella sua interezza non potrà mai prendere vita - proseguoni i consiglieri democratici -. Una città che per il prossimo decennio, se mai poi dovesse bastare, rimarrà economicamente congelata, una città che non potrà dormire ancora sogni tranquilli al primo accenno di pioggia, una città in costante pericolo per le vite umane".
Futuro incerto. Infine il commento politico. "Per chi crede di poter dare il "proprio nome" al "proprio progetto" al grido di vittoria, forse non si accorge che agli olbiesi il “nome proprio” non importa. Gli olbiesi desiderano una città sicura, in tempi ragionevoli, frutto di progetti reali e concretamente realizzabili. Non ci resta che un futuro di incertezze, e la forte probabilità di perdere tutte le somme già stanziate, con quell'unica certezza che si dovrà ricominciare tutto nuovamente da capo.Pronti a dar battaglia nelle sedi opportune. Un grosso in bocca al lupo a noi tutti olbiesi", concludono Piccinnu, Loriga, Desole, Russu, Corrias e Bacciu.
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