La Nuova Sardegna

Olbia

Pazienti Covid trasferiti, resta l’allarme

di Stefania Puorro
Pazienti Covid trasferiti, resta l’allarme

Al Giovanni Paolo II e al Mater Olbia arrivano i sei malati positivi della Medicina di Tempio. Tamponi a tutto il personale

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OLBIA. Tutti i pazienti Covid ricoverati a Tempio sono stati trasferiti. Hanno lasciato il reparto di Medicina del Paolo Dettori, dove è esploso un grave focolaio, e sono arrivati a Olbia. I primi tre, già da domenica, sono stati ospitati nell’area grigia e nella struttura prefabbricata. Gli altri tre sono stati divisi ieri tra il Giovanni Paolo II (sempre nella zona isolata) e il Mater. Ma l’emergenza non è finita. «Perché ora il reparto interessato - fa sapere il sindaco di Tempio Giannetto Addis - deve essere sanificato e, nello stesso tempo, si devono attendere i risultati dei tamponi a cui tutto il personale è stato sottoposto. Fino a quando le procedure non si concluderanno, i ricoveri in Medicina sono sospesi. E, infatti, ora, ci sono almeno 4 pazienti al pronto soccorso in attesa di poter essere spostati in reparto. Sto seguendo con preoccupazione l’evolversi di questa delicata situazione e sono in stretto e continuo contatto con la direzione sanitaria della Assl».

I primi casi positivi registrati nella Medicina del Paolo Dettori si sono registrati, in realtà, poco prima di Natale. Erano stati colpiti dal virus sei pazienti ed era subito stato organizzato il loro trasferimento. Poi, negli ultimi giorni, le altre 13 infezioni: sono risultati positivi sette operatori (tre infermieri, tre Oss e un medico) e altri sei pazienti. A quel punto, a causa dell’organico già carente, in Medicina è stato dirottato anche il personale dell’area chirurgica. E quindi gli infermieri e gli Oss che operano nei reparti di Chirugia e Otorinolaringoiatria. Di conseguenza, anche gli infermieri e gli Oss che si sono spostati per coprire le esigenze della Medicina sono stati sottoposti al tampone.

Un’emergenza scoppiata proprio in un momento in cui i tre ospedali della Gallura vivono momenti di grandissima difficoltà. A Olbia, così come alla Maddalena, mancano soprattutto gli anestesisti. Se al Paolo Merlo, da 40 giorni, non c’è nemmeno uno specialista a disposizione (i due in organico sono in malattia), al Giovanni Paolo II gli otto anestesisti in totale (che devono dividersi tra Rianimazione e sala operatoria) devono affrontare turni massacranti. Limitando gli interventi chirurgici alle sole urgenze e interrompendo l’ordinario. Senza dimenticare l’improvvisa mancanza di reagenti (da una settimana) che non consente più al laboratorio analisi del Giovanni Paolo II di processare i tamponi molecolari (ne venivano esaminati 400 al giorno), nonostante sia a disposizione un moderno macchinario. Una carenza che ha costretto la Gallura, dopo l’autonomia conquistata, a dover dipendere nuovamente da Sassari. Tutto questo accade senza una direzione: Francesco Logias è stato nominato commissario della Assl gallurese ma ancora non ha firmato.

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