Segregata e violentata per 49 giorni a Golfo Aranci: a processo

Un 32enne avrebbe versato sonniferi nei cappuccini per abusare di lei. Tra le accuse il sequestro di persona. Il pm aveva chiesto il non luogo a procedere

GOLFO ARANCI. Violenza sessuale aggravata dall’uso di sostanze narcotiche, sequestro di persona e lesioni personali. Con queste pesantissime accuse il gup del tribunale di Tempio Caterina Interlandi ha rinviato a giudizio Luigi Morlè, 32 anni, golfoarancino. Per 49 giorni avrebbe segregato nella sua casa e violentato ripetutamente dopo essere stata narcotizzata una 37enne cagliaritana, attirata in Gallura dall’uomo che aveva conosciuto sui social con la promessa di un lavoro.

Il giudice dell’udienza preliminare ha deciso di mandare a processo Morlè per il quale il pubblico ministero Mauro Lavra aveva chiesto il non luogo a procedere, accogliendo invece la richiesta del difensore della vittima, costituita parte civile con l’avvocato Diego Mastromarino. Sarà dunque un processo – la prima udienza è fissata per il 21 aprile davanti al tribunale in composizione collegiale – a fare chiarezza sulla terribile storia denunciata dalla giovane cagliaritana e su quel mese e mezzo d’inferno trascorso nel centro gallurese.

Per 49 giorni, nella primavera 2018, come riportato nel capo d’imputazione, la donna sarebbe stata in totale balìa dell’uomo. Che, stando alle accuse, avrebbe ripetutamente abusato di lei. Nel corso della giornata le offriva cappuccini nei quali aggiungeva sonniferi e approfittando di quello stato di torpore che frenava ogni sua capacità di reazione e di vigilanza, la costringeva a rapporti sessuali completi senza il suo consenso.

Nella denuncia presentata ai carabinieri di Cagliari dopo che il suo ex fidanzato l’aveva riportata a casa, e nel successivo incidente probatorio, sempre davanti al gip di Cagliari, la donna aveva ripercorso quella violenza e quanto accaduto il 2, 3 e 4 giugno quando aveva chiesto inutilmente di essere portata da un medico a causa dei forti dolori provocati dalle lesioni subite. L’uomo, stando sempre alle accuse, la chiudeva in casa a chiave quando andava a lavorare e le impediva di uscire se non in sua compagnia. Un incubo dal quale era riuscita a fuggire solo grazie all’intervento del suo ex fidanzato di Cagliari che l’aveva liberata. Un’esperienza che ha pesantemente segnato la donna, sotto cura al Centro di salute mentale.

Luigi Morlè, difeso dall’avvocato Egidio Caredda (ieri sostituito da un difensore d’ufficio), si è sempre professato innocente raccontando una versione dei fatti completamente diversa, sostenendo che tra loro c’era una relazione amorosa e che lei era andata via volontariamente dopo che la loro storia, durata tre mesi, si era interrotta bruscamente, con animate discussioni.

La tesi difensiva non è stata condivisa dal gup. Che ha rinviato a giudizio l’uomo.

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