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Olbia

Fiordalisi al contrattacco: «Nessun falso nei fascicoli»

di Tiziana Simula
Fiordalisi al contrattacco: «Nessun falso nei fascicoli»

Prima udienza al processo a carico del magistrato, ex procuratore di Tempio Anche il pm Gregorio Capasso ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste 

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TEMPIO. Da grande accusatore ad accusato. Imputato eccellente, l’ex procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi, accusato di falso dalla procura gallurese che lui stesso aveva retto per quattro anni, fino al settembre 2017. È finito a processo per presunti falsi in diversi fascicoli d’indagine nei quali, secondo le contestazioni, avrebbe aggiunto delle postille a penna (avrebbe riempito delle date lasciate in bianco), e per minacce nei confronti di due operatori della Procura.

«Nessun fascicolo è stato falsificato e gli atti di una lunghissima indagine lo dimostrano», è il senso della difesa fatta in aula ieri dall’avvocato Luca Montella che ha chiesto al gup Marco Contu «l’assoluzione di Fiordalisi perché il fatto non sussiste» al termine della discussione del processo celebrato con rito abbreviato. Ma la stessa richiesta è stata fatta anche dalla Procura: in aula, il capo dei pm galluresi Gregorio Capasso che già a suo tempo aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Per la sentenza bisognerà aspettare il 27 gennaio, dopo le repliche di accusa e difesa.

Quella di ieri è stata una lunga udienza. Che si è aperta con l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa e rigettata dal gup che si è invece dichiarato competente, aprendo, quindi, il processo. Lo stesso magistrato calabrese ha reso dichiarazioni spontanee con una dettagliata ricostruzione dei fatti. Dalle accuse, l’ex procuratore, si è sempre difeso strenuamente: lo aveva fatto anche nel corso di un interrogatorio avvenuto nel luglio 2018. La difesa ha affilato le armi smontando l’impianto accusatorio e sostenendo che da tutti gli atti raccolti emerge che non è stato commesso nessun illecito, né per i presunti falsi, né per l’accusa di minacce, smentite dalle stesse testimonianze in atti. Dall’esame dei Ris è inoltre emerso che la penna sequestrata con cui il magistrato avrebbe falsificato i fascicoli, non è stata mai utilizzata da Fiordalisi.

Il caso è arrivato in udienza preliminare dopo due richieste di archiviazione, una formulata dalla procura di Roma, l’altra dalla procura di Tempio, un’imputazione coatta disposta dal gip del tribunale di Tempio e l’intervento della procura generale che a ottobre 2019 aveva avocato l’inchiesta, come emerge dall’ordinanza della Corte di Cassazione che ha rigettato la richiesta di Fordalisi che chiedeva che il procedimento penale venisse spostato in un altro tribunale sollevando motivi di “legittimo sospetto”.

I fatti contestati a Fiordalisi risalgono al periodo compreso tra il dicembre 2017 e i primi mesi del 2018, quando il magistrato aveva già lasciato la procura gallurese. Il Csm aveva chiesto a Fiordalisi spiegazioni sulla mancata iscrizione di oltre mille notizie di reato. E i presunti falsi, stando all’accusa, sarebbero stati commessi proprio in quel contesto, quando il magistrato era ritornato in Gallura per vedere gli atti negli uffici della Procura per poter, poi, fornire i chiarimenti richiesti al Csm.

La Procura di Roma a cui quella di Tempio aveva inviato il fascicolo ritenendola competente (trattandosi di un magistrato), aveva chiesto al gip l’archiviazione. Ma il giudice di Roma si era dichiarato incompetente. Il fascicolo era dunque ritornato a Tempio. E a quel punto anche l’attuale procuratore Gregorio Capasso aveva chiesto l’archiviazione. Ma il gip Caterina Interlandi aveva rigettato l’istanza depositando un’ordinanza di imputazione coatta. L’udienza preliminare era stata sospesa in attesa del pronunciamento della Cassazione. Che il 1 ottobre scorso ha deciso che il processo dovesse essere celebrato a Tempio. Taglia corto l’avvocato Montella, contattato al termine dell’udienza: «Non commento i procedimenti prima della sentenza».

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