L’Olbia calcio al Cipnes: fateci usare il Geovillage
di Paolo Ardovino
Il presidente Marino: sbloccare la situazione o la stagione sarà compromessa Intanto gli impianti sono chiusi in attesa dell’affidamento a un nuovo gestore
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OLBIA. L’Olbia calcio torna all’attacco. No, stavolta non con la palla tra i piedi. Il presidente del club aveva alzato la mano, dopo la notizia di riacquisizione del Geovillage da parte del Cipnes, per chiedere di continuare a utilizzare struttura e campi dove abitualmente giovanili e prima squadra svolgevano gli allenamenti settimanali. Nessuna risposta. E allora il numero uno dell’Olbia torna sulla questione: «Assurdo che in mezzo a una pandemia e a una crisi economica si deve fare i conti anche con problemi di natura infrastrutturale nonostante l’impianto sportivo sia pronto per l’utilizzo – lamenta –. L’auspicio è che si riesca a sbloccare subito la situazione, prima che anche la pianificazione di questa stagione venga compromessa definitivamente».
Trasferta a Golfo Aranci. Da circa due mesi i circa 350 tesserati di settore giovanile e scuola calcio dell'Olbia non hanno un campo per allenarsi. Il Geovillage era la base operativa delle attività rivolte ai più giovani: «Il 25 novembre scorso ha chiuso i battenti e, da allora, ai nostri bambini e ragazzi è stata negata l'opportunità di poter coltivare una passione insieme ai propri compagni in un periodo peraltro già molto complicato». L’unica soluzione è stata trasferirsi nell'unico campo da calcio di Golfo Aranci: «Trovo sconfortante che non si tenga in considerazione l’incalcolabile danno sociale che si arreca a tanti giovani olbiesi che, se fortunati e con turnazioni tutt’altro che regolari, ma soprattutto grazie ai sacrifici delle famiglie, possono continuare a giocare soltanto nei campi dei comuni dell’hinterland», prosegue Alessandro Marino.
Burocrazia. A inizio gennaio aveva presentato una duplice richiesta al Consorzio industriale, una per poter usufruire ancora dei campi, e una per averli in gestione anche con una nuova proprietà. Il Cipnes attende marzo per la chiusura dei termini di presentazione delle manifestazioni di interesse, intanto Marino si rivolge alla macchina giudiziaria: «comprendiamo bene che le componenti e le istituzioni coinvolte stiano facendo gli sforzi massimi per poter restituire un barlume di normalità a una situazione già di per sé molto complicata, ma se oggi mi trovo costretto a lanciare ancora una volta un appello è perché, in questo frangente, penso che sia profondamente sbagliato che i tempi della burocrazia prevalgano sulla ragione e sul buon senso».
L'Olbia dei "grandi". Il disagio colpisce anche la prima squadra: solitamente si allena sì al centro della Basa ma, in vista di trasferte con avversari che utilizzano un campo in erba sintetica, i calciatori erano abituati a spostarsi sui campi del Geo. «Situazione a dir poco paradossale. Se il settore giovanile nazionale è fermo e rischia di subire un rallentamento dopo i tanti investimenti in questi anni, quando la prima squadra deve preparare partite come quella di domenica contro il Pontedera siamo costretti a chiedere ospitalità, ancora una volta, alla comunità di Golfo Aranci, alla quale va tutto il mio ringraziamento». Condizione penalizzante per una società che sulla carta è tra le 99 realtà professionistiche d'Italia nel calcio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Trasferta a Golfo Aranci. Da circa due mesi i circa 350 tesserati di settore giovanile e scuola calcio dell'Olbia non hanno un campo per allenarsi. Il Geovillage era la base operativa delle attività rivolte ai più giovani: «Il 25 novembre scorso ha chiuso i battenti e, da allora, ai nostri bambini e ragazzi è stata negata l'opportunità di poter coltivare una passione insieme ai propri compagni in un periodo peraltro già molto complicato». L’unica soluzione è stata trasferirsi nell'unico campo da calcio di Golfo Aranci: «Trovo sconfortante che non si tenga in considerazione l’incalcolabile danno sociale che si arreca a tanti giovani olbiesi che, se fortunati e con turnazioni tutt’altro che regolari, ma soprattutto grazie ai sacrifici delle famiglie, possono continuare a giocare soltanto nei campi dei comuni dell’hinterland», prosegue Alessandro Marino.
Burocrazia. A inizio gennaio aveva presentato una duplice richiesta al Consorzio industriale, una per poter usufruire ancora dei campi, e una per averli in gestione anche con una nuova proprietà. Il Cipnes attende marzo per la chiusura dei termini di presentazione delle manifestazioni di interesse, intanto Marino si rivolge alla macchina giudiziaria: «comprendiamo bene che le componenti e le istituzioni coinvolte stiano facendo gli sforzi massimi per poter restituire un barlume di normalità a una situazione già di per sé molto complicata, ma se oggi mi trovo costretto a lanciare ancora una volta un appello è perché, in questo frangente, penso che sia profondamente sbagliato che i tempi della burocrazia prevalgano sulla ragione e sul buon senso».
L'Olbia dei "grandi". Il disagio colpisce anche la prima squadra: solitamente si allena sì al centro della Basa ma, in vista di trasferte con avversari che utilizzano un campo in erba sintetica, i calciatori erano abituati a spostarsi sui campi del Geo. «Situazione a dir poco paradossale. Se il settore giovanile nazionale è fermo e rischia di subire un rallentamento dopo i tanti investimenti in questi anni, quando la prima squadra deve preparare partite come quella di domenica contro il Pontedera siamo costretti a chiedere ospitalità, ancora una volta, alla comunità di Golfo Aranci, alla quale va tutto il mio ringraziamento». Condizione penalizzante per una società che sulla carta è tra le 99 realtà professionistiche d'Italia nel calcio.
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