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Olbia

il caso della donna russa  

Anastasiia protesta contro l’estradizione: sciopero della fame

Anastasiia protesta contro l’estradizione: sciopero della fame

ARZACHENA. Rinchiusa da venerdì scorso nel carcere di Bancali in attesa di essere consegnata alla Russia, Anastasiia Chekaeva, 41 anni, si rifiuta da giorni di mangiare. Ha deciso di fare lo sciopero...

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ARZACHENA. Rinchiusa da venerdì scorso nel carcere di Bancali in attesa di essere consegnata alla Russia, Anastasiia Chekaeva, 41 anni, si rifiuta da giorni di mangiare. Ha deciso di fare lo sciopero della fame come estrema protesta contro la decisione del ministero della Giustizia di dare il via libera alla sua estradizione. «Ha già perso tre chili, è molto provata. Non ne vuole sapere di mangiare», dice il suo difensore, l’avvocato Fabio Varone, che ieri è andata a trovarla in carcere. «Confidiamo ancora in una sospensione dell’estradizione da parte del ministro».

Il caso di Anastasiia è esploso venerdì scorso quando la donna – che dal 4 gennaio 2018 vive ad Arzachena insieme al marito e alla figlia di 7 anni –, è stata arrestata e portata in carcere per essere consegnata all’autorità giudiziaria russa. Nel suo Paese è accusata di una presunta truffa commessa quando lavorava nell’agenzia di viaggi del marito, a Voronezh: secondo le autorità locali si sarebbe appropriata delle somme pagate dai clienti per l’acquisto di viaggi organizzati e poi non forniti (per un importo inferiore a 20mila euro). Somme in gran parte rimborsate. La donna sarebbe stata accusata da esponenti del partito di Putin. «Non possiamo permettere che una bambina di 7 anni perda la madre. Perché la giustizia del nostro Paese non protegge questa famiglia?», dice Veronica, cognata di Anastasiia Chekaeva, che ha lanciato un appello affinché il ministero della Giustizia fermi l’estradizione.

«È stato dato il via il libera nonostante la situazione di sovraffollamento e delle gravissime condizioni igienico-sanitarie della popolazione carceraria della Federazione Russa, ora anche aggravata dalla pandemia», ribadiscono gli avvocati Fabio Varone e Pina Di Credico, che sperano in una sospensione del provvedimento. (t.s.)

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