Tribunale, gli avvocati in stato di agitazione
di Tiziana Simula
È stato deciso con una consultazione via pec. Gli iscritti protestano contro le ultime restrizioni Covid
2 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. Stato di agitazione. È questa la forma di protesta che gli avvocati hanno deciso di mettere in campo per contestare l’ultimo decreto datato 12 dicembre che impone misure eccessivamente restrittive per via del Covid che si concretizzano, di fatto, in una chiusura totale del tribunale agli avvocati, con l’impossibilità di poter svolgere il loro ruolo. Il consiglio dell’Ordine presieduto da Carlo Selis, ha deciso di organizzare una consultazione via pec degli iscritti per valutare l’opportunità di intraprendere iniziative di protesta. Massiccia l’adesione con 200 risposte arrivate via mail (199 per la precisione) da altrettanti avvocati che hanno indicato all’Ordine una serie di problemi riscontrati nello svolgimento del loro lavoro e la preferenza sulla forma di protesta da adottare. Su 199 preferenze, 63, ovvero il numero più alto, si è detto d’accordo sulla proclamazione dello stato di agitazione. L’Ordine degli avvocati chiede pertanto «l’immediata revoca dei provvedimenti assunti dalla presidenza del tribunale il 12 dicembre e la loro riformulazione tale da rispettare il diritto degli avvocati ad accedere al Palazzo di giustizia, da considerarsi a tutti gli effetti il loro posto di lavoro». Gli iscritti chiedono inoltre un’audizione “plenaria” delle commissioni civili e penali insieme al consiglio dell’Ordine «volte a individuare congiuntamente le più pressanti esigenze dell'ufficio e degli utenti e i conseguenti possibili rimedi» e negano ulteriore disponibilità dei consiglieri dell’Ordine alla gestione delle udienze in difformità rispetto a quanto riportato nel protocollo di gestione delle udienze penali già discusso. E che gli avvocati sperano sia in via di approvazione.
A scatenare il loro malumore era stato il mancato confronto sulle misure adottate nell’ultimo provvedimento che, proprio perché così drastiche, avrebbero dovuto essere concertate tra tutti i soggetti che nel palazzo di giustizia ci lavorano «e, quindi, anche con gli avvocati, in virtù di quella collaborazione col tribunale già avviata positivamente negli ultimi mesi», avevano spiegato gli iscritti. Da oggi in stato di agitazione.
A scatenare il loro malumore era stato il mancato confronto sulle misure adottate nell’ultimo provvedimento che, proprio perché così drastiche, avrebbero dovuto essere concertate tra tutti i soggetti che nel palazzo di giustizia ci lavorano «e, quindi, anche con gli avvocati, in virtù di quella collaborazione col tribunale già avviata positivamente negli ultimi mesi», avevano spiegato gli iscritti. Da oggi in stato di agitazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
