Un liceale a Bianchi: l’ho intervistato ecco cosa vogliamo
di Giuseppe Pulina
Bellu racconta il confronto con il neo ministro per Zainet «Faccia tornare le scuole alla didattica in presenza al 100%»
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TEMPIO . Un liceale di Luras è stato forse il primo studente a intervistare Patrizio Bianchi. Una chiacchierata con lui, per il giornale scolastico, quando ancora non era ministro dell’Istruzione. E ora che è ufficialmente alla guida di uno dei dicasteri più problematici del governo Draghi, Gianni Bellu, uno studente di quinta del Dettori di Tempio, è convinto che sarà di sicuro un buon ministro. Giornalista in erba dalla penna molto promettente e acuto osservatore dell’attualità, l’alunno aveva ricevuto l’incarico nello scorso autunno di intervistare il neoministro per conto di “Zainet”, la principale testata di giornalismo scolastico attiva da diversi anni in Italia. Chi leggerà l’intervista facilmente reperibile in rete potrà godersi un pezzo di buon giornalismo, con domande dirette e risposte puntuali, in cui lo studente e il neoministro esplorano insieme la complessa galassia della scuola italiana. Quando era in corso il toto-ministri e iniziava a prendere sempre più quota il nome di Bianchi, Bellu è stato uno dei primi a dire che quella di Bianchi sarebbe stata una buona scelta. «Nel mese di settembre, proprio in procinto del nostro ritorno a scuola – spiega –, ho avuto l’onore di intervistare il professor Bianchi, che, in quel momento, aveva da poco concluso il mandato come coordinatore del Comitato di esperti in stanza al Miur. Grazie a Zainet, ho avuto la possibilità di intervistarlo. Come abbiamo subito notato con Chiara Di Paola, redattrice del giornale, ha risposto alle mie domande con una semplicità e una chiarezza espositiva che distingue le persone che si pongono nei confronti dell’altro non come superiori, ma come pari. Delle sue parole mi ha colpito soprattutto il forte attaccamento al mondo della scuola e la convinzione che, per far ripartire il Paese, sia indispensabile porre di nuovo in primo piano il sistema educativo». A tu per tu con Bianchi, il liceale del Classico ha affrontato anche il tema dei tagli che hanno impoverito l’istruzione nell’ultimo decennio. Le parole pronunciate allora dal nuovo ministro hanno molto di programmatico: «Gran parte dei nostri ragazzi arrivano alla fine del percorso scolastico senza avere competenze. Bisogna educare alla solidarietà. L’autonomia deve essere ripensata, servono patti educativi di comunità con insegnati, dirigenti, alunni e famiglie». Insomma, nella testa del liceale e del luminare dell’Istruzione c’è l’idea di una scuola da rifondare e rimettere in moto, ripartendo dal pieno ripristino (questa è la speranza che Gianni Bellu aveva manifestato al ministro) della didattica in aula. «Se solo potessi, il primo suggerimento che darei sarebbe di farci tornare alla didattica in presenza al 100%, perché, come il ministro Bianchi ha sostenuto nell’intervista, la scuola è anche la bellezza di imparare insieme, di spingersi assieme a capire che la vita è di fronte e dentro di noi, per affrontare insieme le prove difficili che ci vengono imposte». Ma Gianni Bellu, che presto dovrà vedersela con l’esame di Stato e le scelte che riguarderanno il suo futuro professionale, al ministro affiderebbe anche il suo sogno più grande: «La mia più grande speranza è che la scuola sia veramente il motore propulsore della rinascita del nostro Paese e che queste non sia solo vuote parole al vento, ma veri dati di fatto».
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