Arzachena, Samuele Utzeri: «L’ictus ha stravolto la mia vita»
Il drammatico caso del 41enne: ha perso la parola e l’autosufficienza. Appello al tribunale affinché nomini sua madre amministratrice di sostegno
ARZACHENA. L’ultimo ricordo impresso nella sua mente prima che perdesse i sensi, è una discesa che stava percorrendo in sella a una mini moto. Era una giornata spensierata con gli amici, in campagna. Ma quello che è successo poco dopo, gli ha stravolto la vita. Quando ha riaperto gli occhi, pesto e sporco di sangue, ha visto tutti intorno a lui che cercavano di soccorrerlo. Era cosciente sì, ma non riusciva a parlare. E ancora oggi – da quel 13 novembre 2016 – Samuele Utzeri, 41 anni, di Arzachena, non ha riacquistato l’uso della parola
. A raccontare quello che è successo quel giorno e i cinque anni di lotta tra ospedali, riabilitazione e burocrazia, è la madre Anna Azara, 60 anni. Che da allora lo accudisce 24 ore su 24. Una vita vissuta in simbiosi, dettata dalla necessità di assistenza continua di Samuele dopo che l’ictus ischemico gli ha bloccato tutta la parte destra del corpo e tolto la parola.
Cammina a passi lenti, Samuele, sorretto da una stampella. E cerca di farsi capire come può quando deve dire qualcosa. Sempre aiutato dalla madre che ormai riesce a tradurre anche i suoi pensieri. Lanciano un appello al presidente del tribunale di Tempio, Giuseppe Magliulo. Chiedono che Anna sia nominata amministratrice di sostegno del figlio
. «Samuele non vuole essere seguito da nessun altro – spiega la madre – Lui ha bisogno di un aiuto costante. Per stargli accanto, ho lasciato il lavoro. Ho chiuso la mia casa e mi sono trasferita nella sua. Ha necessità di una presenza continua perché è anche affetto da diabete e deve fare la puntura tre volte al giorno. Da solo non riesce».
E poi ci sono le sue attività da gestire: la ditta individuale da marmista che ovviamente è ferma non potendo più lavorare, e l’agenzia funebre di cui è socio al 99%. Anna ripercorre il calvario attraversato dal figlio da un ospedale all’altro: l’arrivo al pronto soccorso di Olbia dopo che era stato colpito dall’ictus, e l’immediato trasferimento all’ospedale di Nuoro.
Da lì, il ricovero al Centro di riabilitazione Santa Maria Bambina, a Oristano, poi, alla Rsa di Padru. Infine, al San Raffaele di Milano. Un lungo percorso che ha migliorato le sue condizioni, ma non in maniera significativa. Samuele Utzeri non è autosufficiente. «Confidiamo nella sensibilità del presidente del tribunale affinché ascolti la nostra richiesta».
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