La Nuova Sardegna

Olbia

Cantieri nautici e hotel a Sa Testa

di Serena Lullia
Cantieri nautici e hotel a Sa Testa

Il Comune cede al Cipnes 20 ettari tutelati nel Puc. Il presidente Sarti: zona degradata da riqualificare

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OLBIA. Il Puc varato due settimane fa aveva deciso di proteggere quei 20 ettari tra mare e collina con vista sul faro. E per sancirne il valore ambientale gli aveva assegnato la lettera H, che nel linguaggio urbanistico significa riserva integrale. Uno scudo contro il cemento che aveva divorato la costa vicina. Quegli stessi ettari pregiati, la cui futura verginità era stata difesa in consiglio comunale e in commissione dalla maggioranza Nizzi, sono stati ceduti al Consorzio industriale.

Ma nel trasferimento – sancito da un accordo votato all’unanimità dalla giunta con cui il Comune cede i 20 ettari e ottiene gli 8 del quartiere di Tilibbas inseriti nel perimetro di competenza del Cipnes ma nel tessuto urbano – succede qualcosa. I terreni che dalla spiaggia della vecchia dogana si arrampicano sulla collina di Sa Testa subiscono una metamorfosi. Diventano area degradata, di scarso pregio naturalistico e da riqualificare. Con un molo, cantieri nautici, alberghi e ristoranti. Riemerge dal passato il vecchio e contestato progetto del 2004. Stessa filosofia ma sforbiciato di venti ettari.

Area degradata, senza pregio. Il neo eletto presidente del Cipnes Gianni Sarti, tessera Psd’Az ma grande feeling con il sindaco Settimo Nizzi, è entusiasta del progetto. «Metri lineari sul mare saranno qualche centinaio. I terreni si estendono in alto sulla collina. Parliamo di un posto veramente degradato, con fili spinati, case diroccate, spazzatura ovunque. Sarà una occasione per riqualificarla. Al momento è solo una ipotesi che però si poggia su tre fondamenti. Servono servizi ricettivo-turistici in quell’area. Le imbarcazioni che vengono a fornirsi dalla nostra cantieristica, quando sono lì non sanno dove andare a mangiare una pizza, non c’è un albergo, un ristorante, una pizzeria, un bar. L’ipotesi progettuale prevede anche un molo che consenta ai turisti di sbarcare e venire lì. Perché faremo una cosa molto bella, con giardini, fruibile da tutti la città». Non solo hotel, bar, pizzerie. Su quei 20 ettari il Cipnes intende far nascere anche dei cantieri nautici. «Nautica leggera – precisa Sarti –. Aspiriamo a diventare un distretto nazionale della nautica, con enormi vantaggi fiscali e tributari. Ma per poter raggiungere quell’obiettivo serve una massa critica maggiore, quindi più cantieri e più servizi. Il terzo fondamento del progetto sono le centinaia di posti di lavoro che deriverebbero».

Regno di runner e pescatori. Oggi quel tratto di costa, dall’ultimo cantiere di Cala Saccaia fino a Pittulongu, è una zona nel cuore degli olbiesi. La spiaggia della vecchia dogana è amata dai pescatori che piazzano le loro canne con vista sul faro. Alle spalle la laguna. C’è poi un sentiero di alcuni chilometri che permette di raggiungere Pittulongu. Sulla destra il mare, sulla sinistra la collina foderata di macchia mediterranea. «Quel sentiero resterà e si potrà sempre andare a Pittulongu ma in modo migliore – aggiunge Sarti –. Rispetto la categoria dei runner. Sono un ambientalista tanto per essere chiari. Viaggio con la macchina elettrica, uso il fotovoltaico, sono sempre stato attento all’ambiente però quello è un ambiente molto degradato. Credo che la città meriti che un posto del genere venga valorizzato come si deve. Poi ovvio che ci sarà un pezzettino di mare occupato, dove ora non c’è nulla e non può nascere nulla perché è un ricettacolo di immondizia».

La metamorfosi. «Aree degradate? Ma ci sono mai andati – dice il consigliere del M5S, Roberto Ferinaio –? Il Puc le ha classificate H, di massima tutela. Maggioranza e tecnici, in commissione urbanistica prima e in consiglio poi l’hanno definita intoccabile, protetta e di pregio. Al punto che le osservazioni al Puc presentate dai privati proprietari di quei terreni, con cui chiedevano volumi ricettivi sui ruderi nella collina erano state bocciate. Adesso invece che sono del Cipnes via libera a capannoni alti 15 metri, hotel e negozi».

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